DECIMA STAZIONE

Gesù risorto appare ai discepoli sul lago di Tiberiade  


Canto:
È risorto Cristo Signore, è risorto ed è con noi. Alleluia! Alleluia! 

Testo evangelico:

Dal Vangelo secondo Giovanni: 21, 6.12

Dopo questi fatti Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Quando era già l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Geù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Essi risposero: “No”. Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci... Simon Pietro salì sulla barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti la rete non si spezzò.

Meditazione

La pesca miracolosa presenta la terza apparizione del Risorto ai discepoli, riuniti presso la riva del lago di Tiberiade. L’incontro di Gesù con i suoi, tornati al lavoro, descrive in forma simbolica la missione della Chiesa primitiva e il ritratto di ogni comunità, che rimane sterile quando non c’è Cristo, ma diventa feconda quando obbedisce alla sua Parola e vive la sua presenza. Il gruppo dei discepoli con a capo Pietro rappresenta la Chiesa intera in missione. Ma senza Gesù nella barca il fallimento della missione è totale e si brancola nella notte. Gesù interviene all’alba con il dono della sua Parola, premiando la comunità che ha perseverato unita nella fatica apostolica. L’obbedienza alla Parola produce il risultato di una pesca abbondante. I discepoli si sono fidati di Gesù e hanno sperimentato con il Signore la sconvolgente novità della loro vita di fede.
Santa Catrina da Siena nel “Dialogo della Divina Provvidenza”, scrive: “Ti dissi che Pietro all’ordine del Verbo gettò la rete. (È Dio Padre che parla) Così fu obbediente, credendo con fede viva di poterne pescare, e per questo ne prese molti; ma non nel tempo della notte. E sai qual è il tempo della notte? È la notte oscura del peccato mortale, quando l’anima è privata del lume della grazia. In questa notte non prende cosa alcuna, perché l’affetto è gettato non già nel mare vivo ma nel mare morto, dove trova soltanto la colpa che è non essere. Invano si affatica con grandi pene intollerabili senza alcun vantaggio: diventa martire del demonio e non di Cristo crocifisso. Ma al levarsi del giorno, quando esce dalla colpa e torna allo stato di grazia, le si riaffacciano alla mente i comandamenti della legge che le ordinano di gettare questa rete, sulla parola del mio Verbo, amando me sopra ogni cosa e il prossimo come sè stessa. Allora con obbedienza e con il lume della fede, con ferma speranza, getta la rete nell’acqua viva della sua parola, seguendo le orme di questo dolce e amoroso Verbo e dei discepoli”.

Preghiamo:

Manifèstati di nuovo, Signore; anche noi come i tuoi discepoli vogliamo venire con te, e sfidare l’oscura notte. Senza di te non possiamo far nulla, la nostra rete rimane vuota e a nulla serve la fatica di gettarla in mare. Ma sulla tua parola vogliamo ancora una volta ripetere il gesto, perché tu ci vuoi portare oltre la nostra logica meschina che si ferma a calcolare i rischi. E quando tocchiamo il fondo della nostra miseria, ci fai sperimentare la potenza della tua forza di Risorto.

Gloria al Padre...... (cantato)

Mistero della fede: Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta.