Tutti gli anni da Bono nel primo pomeriggio del 4 luglio, una
comitiva di fedeli si ritrova davanti al cimitero del paese e dopo aver recitato
delle preghiere davanti ad esso, parte a piedi verso il santuario di san
Costantino a Sedilo
I due paesi, in linea d’aria, distano una cinquantina di
chilometri e a piedi occorrono quasi dodici ore: il corteo si snoda in mezzo
alla campagna, proseguendo il cammino anche di notte. L’arrivo a Sedilo è
previsto per la notte.
Questa tradizione risale al periodo della prima Guerra Mondiale.
Nel 1918 a Bono avvenne un omicidio. Vengono arrestati diciassette indiziati,
tra i quali c’è Pietro Manca, noto Pedrigheddu reduce di guerra. Innocente,
Pedrigheddu, fa uno strano sogno: San Costantino lo aspetta al Santuario di
Sedilo.
Da allora, il pellegrinaggio, continua ogni anno con un numero
sempre più crescente di fedeli. Mentre si onora il debito con la preghiera e il
cammino, c’è spazio anche per la gioia e il diversivo. Durante le soste ci si
ristora e ci si incontra con le comitive di penitenti provenienti da altri
paesi: Anela, Bultei, Bolotana e altri.
Parecchie sono le curiosità di come anticamente, alcuni percorrevano la strada
del pellegrinaggio; le vecchie raccontano di donne “a sa muda” ("in silenzio")
per sciogliere il voto di qualche parente deceduto, di donne “a pilos isortos”
("capelli sciolti") in segno di umiltà per chiedere il ritrovamento di parenti
dispersi durante la seconda guerra mondiale oppure di donne che, in ginocchio,
percorrevano l’ultimo tratto di strada in segno di penitenza.