SERGIO PINTOR

Vescovo di OZIERI

 “Abbiamo creduto all’Amore”

Per una pastorale del cuore, missionaria e di speranza

 Lettera Pastorale

 Solennità di Tutti i Santi

 1° Novembre 2008

“ Abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è Amore” (1Gv. 4, 16)

 

Presentazione 

 

Questa breve lettera pastorale che consegno alla nostra Chiesa diocesana non ha la pretesa di approfondire temi particolari, ma vuole semplicemente offrire alcune indicazioni per un comune cammino di fede e di servizio al Vangelo nel nostro territorio.

Può essere definita, in qualche modo, “uno strumento di lavoro” per riflettere insieme – per poi attuarli – sui passi da compiere perché la nostra azione pastorale sia più fedele ai disegni di Dio e ai bisogni veri delle persone.

Indubbiamente le indicazioni e le scelte pastorali proposte, rimandano a motivazioni e a contenuti da approfondire, per i quali esistono specifici documenti del magistero e studi.

La finalità di questa lettera è, in realtà, molto essenziale: aiutarci a vivere il “noi” della Chiesa, per rendere ragione della nostra fede e della nostra speranza, attraverso un impegno più concreto e fiducioso nell’attuare la missione ricevuta dal Signore risorto: andare, annunciare e testimoniare verso tutti e in ogni situazione il suo Amore.

In particolare auspico che questa lettera promuova riflessione sul nostro agire, una cultura di comunione ecclesiale aperta, una più forte speranza, un modo nuovo e più fraterno di lavorare insieme a servizio del Vangelo. 

                                                                                           + Sergio Pintor

                                                                                                 vescovo

 

 « E’ compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo in ogni epoca della storia e fare risplendere il volto di Cristo alle generazioni del nuovo millennio ».      (GIOVANNI PAOLO II, Novo Millennio ineunte, n° 16)

 

AI CARISSIMI FRATELLI PRESBITERI, AI CARISSIMI FEDELI DI QUESTA NOSTRA CHIESA DIOCESANA, A TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA’, A TUTTI VOI CON LA CONSOLAZIONE DELLO SPIRITO, PACE DA DIO PADRE NOSTRO E DAL SIGNORE GESU’ CRISTO

Desidero iniziare questa lettera pregando con voi e per voi con le parole dell’Apostolo Paolo: “Affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual’ è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l’efficacia della sua grande potenza” (Ef 1, 17-19).

Questa potenza di Dio che ci salva e in cui fortemente crediamo, è potenza di amore, manifestato da Dio nel suo Figlio Gesù. Amore che ci abita e ci mette in comunione con Dio come suoi figli e tra di noi come fratelli e sorelle, nella Chiesa. E questo per annunciare e testimoniare a tutti e in ogni situazione che Dio è Padre che ama tutti gli uomini e tutti vuole riunire e salvare.

Siamo Chiesa in questo territorio per vivere e testimoniare questa potenza di amore, attraverso quello che siamo e operiamo. Solo in questa visione la presente lettera può essere compresa e accolta come comunicazione fraterna nella verità di noi stessi. [*]

 

1.     Ripartire da Cristo

 

E’ sulla persona di Gesù, sul suo mistero rivelatore dell’amore e della comunione di Dio, che invito tutti a fissare il nostro sguardo e ad aprire la nostra vita per poter comprendere meglio e rispondere ai bisogni e alle sfide che oggi interpellano l’azione pastorale della nostra Chiesa, in questo territorio.

E’ ripartendo da Lui che, come vescovo, desidero condividere con tutti, con molta semplicità, alcune riflessioni e individuare alcune scelte principali per poter meglio rispondere insieme alla domanda “Che cosa dobbiamo fare?” (At 2,37), per testimoniare il vangelo di salvezza? Quali indicazioni, quali conversioni ci sono richieste per un cammino pastorale rinnovato della nostra Chiesa diocesana per attualizzare e rendere percepibile, con l’impegno di tutti e in una effettiva comunione di fede e pastorale, la presenza e l’azione liberatrice e salvante del Signore risorto dentro l’esistenza di ciascuno?

E’ un cammino di Chiesa e di pastorale, da pensare in continuità con i passi precedenti, lasciandosi guidare e orientare non da gusti personali, da mentalità soggettive o ideologizzate, da pregiudizi, da atteggiamenti di chiusura o visioni contrapposte, superficiali e pragmatiste, non mettendo noi al primo posto, ma lasciandoci ispirare dall’unico “program-ma” di vita e di azione di Chiesa che ci è donato e che siamo chiamati ad attuare nella potenza dello Spirito.

Questo programma è Cristo stesso “da conoscere, amare, imitare per vivere in Lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste “ (GIOVANNI PAOLO II, Novo Millennio Ineunte, 29).

E’ soltanto a partire da questa certezza, dal dono della fede accolto nella vita, e dalla convinzione di essere fondati ed edificati sulla salda roccia dell’amore di Dio, che possiamo verificare e convertire il nostro modo di essere cristiani, di essere Chiesa, di fare azione pastorale.

Per la riflessione (personale e di gruppo) 

 

 2.     Camminare nello Spirito

 

Un cammino pastorale non può essere pensato e attuato se non come “cammino nello Spirito”.

La celebrazione dell’ “Anno Paolino” è occasione per la nostra Chiesa per rimettersi in ascolto dell’insegnamento e della testimonianza dell’apostolo Paolo, per lasciarsi interrogare sul nostro modo di seminare la speranza e la luce del vangelo nella nostra realtà.

Ed è proprio S. Paolo, nella sua instancabile azione apostolica e missionaria a sottolineare fortemente, anche in riferimento alle difficoltà concrete che le comunità cristiane vivono, la necessità di un comune “cammino nello Spirito”. Un cammino verificabile e valutabile alla luce dei frutti dello Spirito: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

Gli insegnamenti e la testimonianza missionaria di S. Paolo, come del resto la vita delle prime comunità cristiane – secondo il racconto degli Atti degli Apostoli – ci aiutano a non pensare e non attuare una azione pastorale che metta al centro la nostra persona o semplicemente le nostre idee e attività, ma solo e sempre “la potenza dello Spirito” , di cui noi siamo chiamati a essere umili e disponibili strumenti.

Soprattutto, l’apostolo Paolo ci insegna come sia possibile maturare la nostra fede nel mistero di Cristo e della Chiesa, attraverso una profonda esperienza di interiorità e di preghiera, e attraverso un appassionato servizio all’annuncio del Vangelo con spirito missionario.

S. Paolo vive e annuncia, inseparabilmente, il mistero di Cristo e della Chiesa, come mistero e dono di comunione. Ogni comunità cristiana e ogni nostro agire pastorale prende luce, orientamento e fecondità sacramentale da questo mistero.

La Chiesa, per l’apostolo Paolo, è la misteriosa aggregazione di tutti gli uomini che sono in comunione di fede e di amore con e in Gesù Cristo.

Mai possiamo dimenticare che la Chiesa – questa nostra Chiesa – vive in Cristo e agisce vivificata dal suo Spirito. Cresce ed è chiamata ad agire come un unico corpo, di cui Cristo è il capo e noi le membra, ciascuno con compiti e doni diversi da vivere in profonda unità e comunione, sotto l’azione dello Spirito.

Per la riflessione (personale e di gruppo)

 

3. In ascolto 

Alla nostra Chiesa e alla sua azione pastorale è richiesto di vivere e di rendere presente il mistero di comunione salvante di Dio, incarnandosi in tutta la realtà concreta che le persone vivono nel nostro territorio, mettendosi in ascolto di ciascuno e condividendo gioie e speranze, fatiche e problemi, momenti di festa e momenti di sofferenza, preoccupazioni e riuscite (Cf Gaudium et Spes, 1).

E’ una realtà, quindi, che dobbiamo conoscere per individuare, vivendole dall’interno, le principali necessità che interrogano la nostra azione pastorale. Non si tratta, certamente, in questa sede di fare analisi sociologiche, né di avere la presunzione di risolvere ogni problema. Si tratta, invece, di fare nostro quel criterio fondamentale e permanente  di conoscenza della realtà che è dato dall’ascolto empatico e coinvolgente delle persone nelle diverse condizioni e situazioni esistenziali, sempre singolari, con i valori e i disvalori che si manifestano, con la disponibilità o indisponibilità a vivere e ad accogliere la fede.

In una parola, è importante lasciarsi interrogare dalle principali domande ed esigenze che sembrano attualmente richiedere una più adeguata risposta da parte della nostra Chiesa, nelle prospettive precedentemente richiamate.

Indubbiamente la nostra Chiesa – con le sue diverse comunità cristiane e persone che vivono in questo nostro territorio bello e vasto – è caratterizzata da particolari ricchezze: di una radicata tradizione e di testimonianze di fede; di grande umanità e di numerosi segni di solidarietà singola e organizzata; di laboriosità e di ingegno; di molteplici doni spirituali; di numerose vocazioni presbiterali, missionarie, religiose e di vita consacrata; di diverse aggre-gazioni ecclesiali.

Il mio pensiero riconoscente va al Signore per la ricchezza di questi doni e, insieme, va ai tanti che ci hanno preceduto nel seminare e testimoniare la fede cristiana in questo territorio.

Non mancano, tuttavia, nella nostra realtà anche limiti, problemi e bisogni umani a cui rispondere, atteggiamenti e comportamenti da convertire, situazioni da illuminare.

Mi piace tradurre alcuni di questi aspetti in esigenze a cui la nostra azione pastorale deve farsi attenta e a cui è chiamata, gradualmente e costantemente, a rispondere.

  

Di queste esigenze ne richiamo alcune:

 

Per la riflessione (personale e di gruppo) 

 

 

 

 

 

 

  

4.     Scelte e obiettivi principali

 

Alle esigenze sottolineate è necessario rispondere attraverso scelte pastorali adeguate e l’individuazione di obiettivi a cui gradualmente tendere.

Le principali sembrano essere le seguenti:

Per la riflessione (personale e di gruppo) 

 

5.     Alcuni impegni concreti 

Alle scelte e agli obiettivi indicati come risposta alle esigenze ancor prima richiamate, devono corrispondere atteggiamenti e impegni concreti per una loro attuazione.

In particolare:

 

1.      per quanto riguarda l’attuazione della “Pastorale d’insieme”:

 

2.      Per quanta riguarda la scelta della Formazione Permanente:

 

3.      Per quanto riguarda l’educazione alla fede e la catechesi nelle diverse età:

Per la riflessione (personale e di gruppo) 

 

6.     La necessità di un rinnovato coordinamento 

La scelta della pastorale di insieme e missionaria, con le diverse indicazioni e impegni precedentemente richiamati, sembrano richiedere un rinnovato coordinamento a livello diocesano, zonale e parrocchiale.

Alla base di tutto il nostro agire pastorale dovrà esserci la convinzione che il soggetto corresponsabile e unitario del servizio al Vangelo nel nostro territorio è l’intera chiesa diocesana, come popolo di Dio animato dallo Spirito di lui e unito in profonda comunione come unico Corpo di Cristo.

Tutti i battezzati, quindi, vanno aiutati a sentirsi responsabili di una fede vissuta, condivisa e comunicata, con compiti e doni diversi, guidati dal ministero di comunione ecclesiale proprio del vescovo, successore degli apostoli, e dei presbiteri in comunione con lui.

In questa prospettiva, si ritiene opportuno istituire un “Centro diocesano di animazione, di formazione e coordinamento pastorale e spirituale”, con un moderatore responsabile.

Questo “centro” sarà costituito dai responsabili dei diversi uffici pastorali in riferimento alle diverse “ attenzioni pastorali specifiche e unitarie a servizio della persona”.

Particolare importanza dovrà essere data alle “strutture di comunione”: Consiglio presbiterale; Consigli pastorali diocesani e parrocchiali; Consulta dei laici.

In tale contesto si inserirà l’apertura e la valorizzazione della nuova struttura diocesana costruita in località “Sa Pastia” e  che prenderà il nome di “Casa Betania”: Centro per l’animazione e la formazione pastorale, spirituale e missionaria. 

 

7.     Per una pastorale del cuore, missionaria e di speranza. 

Alla luce delle riflessioni e indicazioni precedenti, sembra che il percorso pastorale che, insieme, siamo chiamati a percorrere, debba essere caratterizzato da una azione evangelizzatrice più essenziale, sorretta da una fede più profonda e vissuta, più accogliente delle singole persone, con attenzione alle situazioni esistenziali e alle esperienze di fede di ciascuno.

La potremo chiamare la “pastorale del cuore”.

La “pastorale del cuore”. 

Una azione pastorale, cioè, che coinvolga la verità più vera e profonda della persona con tutta la nostra umanità, fragile ma abitata dallo Spirito: di ogni cristiano: vescovo, presbiteri, laici; delle nostre comunità, di ogni uomo e donna del nostro territorio.

Perché è attraverso questa “verità più profonda e vera” di noi che lo Spirito Santo si manifesta e agisce.

In proposito è illuminante una affermazione che troviamo nell’enciclica “Dominum et vivificantem” di Giovanni Paolo II:

«Lo Spirito Santo non cessa di essere il custode della speranza nel cuore dell'uomo…Lo Spirito Santo, nel suo misterioso legame di divina comunione col Redentore dell'uomo, è il realizzatore della continuità della sua opera: egli prende da Cristo e trasmette a tutti, entrando incessantemente nella storia del mondo attraverso il cuore dell'uomo…A lui, come a Paraclito, a Spirito di verità e di amore, si rivolge l'uomo che vive di verità e di amore e che senza la fonte della verità e dell'amore non può vivere. A lui si rivolge la Chiesa, che è il cuore dell'umanità, per invocare per tutti ed a tutti dispensare quei doni dell'amore, che per mezzo suo “è stato riversato nei nostri cuori.” (Rm. 5,5) » (GIOVANNI PAOLO II, “Dominum et vivificantem”, sullo Spirito Santo nella vita della Chiesa e nel mondo, n° 67).

 Missione e prospettiva missionaria.

 Una Chiesa senza slancio missionario sarà sempre mediocre.

“La Chiesa particolare diminuisce il proprio slancio vitale quando si concentra unicamente nei suoi problemi, mentre riprende vigore tutte le volte che essa allarga i propri orizzonti verso gli altri” (CONGREGAZIONE DEL CLERO, Postquam Apostoli,14).

E Giovanni Paolo II ricordava “la spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità, come la sua diminuzione è segno di una crisi di fede” (GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris missio, 2). La prospettiva missionaria deve essere quella di vivere e di agire come “ chiesa missionaria”, che esiste per annunciare e testimoniare a tutti il Vangelo della salvezza e dell’amore di Dio.

Ma se l’azione pastorale della nostra chiesa diocesana vuole essere veramente missionaria deve avere per modello la “missione ad gentes” e ad essa deve ispirarsi per farne proprie le caratteristiche e crescere negli atteggiamenti conseguenti richiesti: la consapevolezza della propria vocazione cristiana e del dono della fede da comunicare agli altri; l’uscire dal chiuso di se stessi per “partire” e “andare” dove il Signore ci chiama…;

lo spirito di gratuità nel mettere la propria vita a disposizione del Vangelo e degli altri; l’avere un grande senso dell’essere “chiesa – fraternità universale” e di operare insieme per costruire fraternità cristiane fondate sulla centralità dell’Eucaristia e sul Vangelo dell’Amore; la testimonianza e il servizio del Vangelo aperto a tutti.

 Una rinnovata speranza evangelica. 

La lettera apostolica del papa Giovanni Paolo II, “Novo millennio ineunte”, scritta per indicare le linee fondamentali di un programma pastorale per gli inizi di questo nostro nuovo millennio, invitava e ancora invita, ogni chiesa locale o diocesi a recuperare un orizzonte aperto di missionarietà e un respiro di grande speranza evangelica, “prendendo il largo”(Lc. 5, 4) nel mare dell’umanità – di questa nostra umanità presente nel territorio – così come è e che Dio vuole salvare, con le sue ansie, le domande, le attese, le paure, gli errori, i problemi vissuti nell’esistenza di ciascuno.

E’ Dio la sorgente della nostra speranza pastorale.

E’ una speranza da vivere e da testimoniare nella preghiera, nell’agire quotidiano, nelle situazioni di sofferenza e di fragilità, nel pensare il futuro alla luce della promessa del Dio dell’amore, (cfr. BENEDETTO XVI, Spe Salvi, nn° 32 – 48).

“Prendere il largo” significa anzitutto, ripartire sempre dal primato di Dio e non dal mettere noi stessi o altro al primo posto; ripartire dalla fiducia in Gesù Cristo e nello Spirito Santo che ci è donato come Chiesa e come cristiani; tagliare gli ormeggi di sicurezze prevalentemente umane; uscire dalle lagune chiuse dove l’acqua ristagna; non scambiare in modo miope o cieco piccole pozze d’acqua per il mare aperto, e dove è facile perdere il senso delle proporzioni dei problemi, delle vere priorità dei valori umani e cristiani nel nostro agire.

E’ in questa prospettiva che si possono meglio comprendere e gradualmente attuare, impegnandoci tutti insieme, le scelte pastorali indicate in questa lettera.

E’ in questo stesso orizzonte che meglio si può comunicare il messaggio cristiano nella sua verità essenziale e fondamentale come messaggio di luce e di speranza: «Dio ti ama, Cristo è venuto per te, per te Cristo è Via, Verità e Vita» (cf. CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, n° 25).

Un annuncio che per essere significativo ed esistenziale deve essere accompagnato e manifestato attraverso precisi impegni, che tutti ci devono interpellare per una conversione e crescita costante:

In conclusione, questa «azione pastorale del cuore, missionaria e di speranza» che, con l’aiuto dello Spirito Santo, siamo chiamati a vivere e ad attuare , mi sembra trovi un suo fecondo paradigma e una sua interpellante immagine in una pagina dell’evangelista Luca.

Una pagina dove nella parabola del “Padre misericordioso” (cf. Lc. 15, 11 – 32)  ci viene detto chi è davvero Dio per noi: il Dio in cui crediamo e il Dio che siamo chiamati ad annunciare e a testimoniare, come il Dio della misericordia e dell’amore.

E che, solo a partire da lui possiamo interpretare, illuminare e convertire le nostre esperienze di “figli prodighi” e di “fratelli maggiori”.

Non è questo, in definitiva, il significato del primato di Dio e del suo amore incondizionato che come Chiesa diocesana siamo chiamati ad accogliere e manifestare attraverso il nostro essere e agire, oggi e in questo territorio?

 

 

Noi ti invochiamo…

Maria, Madre di Dio

e Madre nostra

guarda e proteggi

questa nostra Chiesa:

con tutti i suoi figli

che a te si affidano;

con tutte le sue attese,

con tutte le sue necessità,

con il suo desiderio di rinnovarsi

per essere più fedele al suo Signore

e alla missione da lui ricevuta. 

Guidaci, o Maria, nel nostro cammino

perché a tutti manifestiamo

il tuo Figlio, Gesù Cristo:

la sua presenza, il suo agire, il suo amare,

il suo riconciliare e salvare.

Lui, il Signore che dà senso alla vita,

Lui che rivela e comunica a noi l’amore del Padre,

Lui che ci dona il suo Spirito

per vivere come figli e camminare come fratelli

in una sola famiglia, la Chiesa.

Lui che, solo, è la Via, la Verità , la Vita. 

Noi, o Maria, ti invochiamo

come Nostra Signora del Regno;

fà che del Regno di Dio

noi possiamo accogliere,

comunicare e testimoniare i segni:

di speranza, di amore, di giustizia,

di fraternità, di riconciliazione e di pace. 

Per tutti noi, Maria, intercedi

perché lo Spirito del Signore

ci dia un cuore nuovo:

un cuore di figli

un cuore semplice e povero,

grande e accogliente

capace di perdono e riconciliazione.

Un cuore, abitato del suo Amore,

per comunicarlo in ogni situazione agli altri. 

Questa è la preghiera che a te,

nostra Madre affidiamo: “ o clemente, o pia,

 o dolce Vergine Maria”.

Amen.

 


[1] N.B. Si indicano alcuni testi per un eventuale approfondimento di aspetti presenti nella “lettera pastorale”: