Care Amiche, Cari Amici,

l’8 Marzo si celebra in molte parti del mondo la festa delle donne.

Si dicono, si scrivono tante cose, si svolgono iniziative di ogni genere…

Da un particolare angolo di visuale, vorrei indicare tre figure luminosissime di donne, che hanno reso il nostro mondo più umano e cristiano, e alle quali dovremmo tutti dire un grazie di cuore: una Albanese, una Trentina e una Piemontese.  

Teresa di Calcutta ha incarnato il Vangelo nella maniera più tangibile e comprensibile, spendendosi con gioia per abbracciare i più poveri tra i poveri, nei quali vedeva Gesù stesso.

Anche Chiara Lubich ha coinvolto centinaia di migliaia di persone di tutti i Continenti nella sua rivoluzione silenziosa: amare sempre, amare per primi, amare tutti, senza aspettarsi contraccambio. In questi giorni, attorno al primo anniversario della sua scomparsa, gli aderenti al “Movimento dei Focolari” stanno organizzando eventi culturali, ecumenici, religiosi, che vedono la partecipazione di credenti (buddisti, ebrei, cristiani di tutte le confessioni) e non credenti ….  

            Nel suo piccolo Margherita Occhiena (1788-1856), la madre di Don Bosco, viene a proposito nel contesto della “festa della donna” in chiave ecclesiale. Senza di lei non avremmo avuto Giovanni Bosco educatore, prete, fondatore.

Rimasta vedova a 29 anni con tre figli (di 2, 4 e 14 anni), questa umile contadina analfabeta forma Giovannino al senso del concreto, al lavoro assiduo, alla solidarietà con chi è più povero di loro, a gustare l’amicizia e la gioia…. Con stile affettuoso e insieme fermo, tempera il “caratterino” altero e sognatore del suo bambino, corregge i piccoli capricci, gli insegna a riflettere per prevenire le spiacevoli conseguenze della superficialità e sbadataggine ... Madre e catechista, lo educa a sentire Dio come una presenza amica che infonde fiducia, un Padre buono. Una esperienza che Giovannino interiorizza profondamente, lui che era rimasto orfano a 2 anni, e che poi sarebbe diventato padre di migliaia di ragazzi...

Mamma Margherita resta a fianco del suo Giovanni fino alla maturità umana e sacerdotale. Negli anni di studi a Chieri, non lo “mantiene” ma lo incoraggia a mantenersi, pagandosi la scuola e i libri facendo il sarto o il falegname, il cameriere o il barbiere. Il giorno della sua ordinazione sacerdotale, divenuto “un altro Cristo”, gli ricorda che le anime si salvano con l’amore e la sofferenza. E lo ammonisce che se un giorno diventerà un prete ricco lei non andrà più a trovarlo.

            Nata e vissuta in campagna, nel 1846 (a 58 anni) accetta di trasferirsi a Torino per aiutare il suo “Don” che ha cominciato a raccogliere ragazzi bisognosi in una cascina alla periferia malfamata della città e vuole farne non una scuola né tanto meno un collegio, ma una famiglia. Margherita diventa così “la mamma dei ragazzi dell’Oratorio”, con i quali usa lo stesso stile di dolcezza e fermezza... Coglie ben presto la statura eccezionale di Domenico Savio, e la “stoffa” di quel gruppetto di giovani chierici sui quali Don Bosco ha puntato gli occhi per farne le pietre fondanti del nuovo edificio che la Madonna gli ha indicato in sogno: una società di religiosi educatori al servizio dei giovani poveri. Quando, la sera del 18 Dicembre 1859 (150 anni fa) nasce la “Congregazione Salesiana”, mamma Margherita non c’è più (era morta il 25 Novembre 1856 a 68 anni) ma qualcosa del suo spirito rimane vivo nel cuore del suo Giovanni e da lui viene trasmesso per sempre ai suoi figli spirituali.