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Carlo Carretto. Un uomo, una storia
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Tutti conosciamo “Piazza Carlo Carretto”, quella vicino alla Chiesa parrocchiale, dove molte volte ci siamo incontrati. Ma chi è Carlo Carretto ? Perché a Loreto, lungo il cammino era presente una gigantografia , insieme a molti protagonisti dell’Azione cattolica del passato? Con questo piccola riflessione vogliamo far rivivere la figura di Carlo Carretto che ha contribuito con la sua testimonianza alla crescita cristiana di un intero paese.
“Mi considero fortunato perchè
sono nato con una carica di speranza che non è mai venuta meno nella
mia vita e mi ha sostenuto durante tutto il cammino che col tempo s'è
fatto abbastanza lungo” (Carlo Carretto Ciò che conta
è amare)
Nel 1940 Carlo Carretto, dopo aver
vinto un concorso viene inviato a Bono, come direttore didattico, subito
si fece promotore della Fondazione di un Oratorio, che comprendeva
l’oratorio con la sala parrocchiale, il cinema, l’orfanotrofio
maschile e femminile. Giuseppe Rovera, un benefattore amico di Carlo
Carretto, mandò diecimila lire per
la costruzione dell’orfanotrofio, in seguito fu donato anche il
terreno dove doveva sorgere la costruzione e altri bonesi risposero
all’appello. Tutte le mattine Carlo
Carretto prima di
recarsi a scuola andava a messa, si
vedeva spesso in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento. In questo periodo i bambini ogni giorno
partecipavano alla messa e su un apposita tessera veniva messo un
timbro. In base al numero dei timbri i bambini ricevevano un regalo o potevo essere agevolati all’ingresso nel cinema. I giovani li portava spesso in giro nei
nostri monti e nei luoghi che lui considerava degni di storia. Il prof. Carlo Carretto era l’animatore dei giovani
cattolici, quattro di questi diverranno in seguito sacerdoti:
Don Mameli, Don Garau, Don Manca e Don Pianu. A causa dei contrasti con
il regime fascista, dovuti al suo insegnamento e per l’influsso che
questo esercita viene
mandato in confino a Isili. Tutta la gente di Bono il giorno della sua
partenza si mise in cammino per accompagnarlo sino alla stazione. Negli
anni seguenti ritornò spesso a Bono, ricoprì la carica di Presidente
Nazionale della Gioventù di Azione Cattolica e nel 1952 prende la
decisione di entrare a far parte della congregazione religiosa dei
Piccoli Fratelli di Gesù. Nel 1954 parte per l’Algeria, dove rimarrà
per dieci anni nel deserto, rientrerà in Italia nel
“Chi, come Elia, vuole attraversare
il deserto alla ricerca della rivelazione di Dio non può marciare a
caso. Deve seguire una pista ben tracciata e impegnarsi con tutte le
forze della natura e della grazia. La fede, la speranza, la carità sono
la pista più diritta e sicura ”. (Carlo Carretto Ciò che
conta è amare) Carlo Carretto usò con molta efficacia sia la penna che la parola, utilizzò questi mezzi per comunicare le sue scoperte la sua esperienza di fede.
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ALCUNE TESTIMONIANZE SU CARLO CARRETTO A BONO Sono diventato sacerdote grazie alla conoscenza e all’esempio di Don Virdis e di Carlo Carretto. Da bambino non volevo andare in chiesa e non frequentavo l’Azione Cattolica, ma Carlo Carretto riuscì con il suo carisma a farmi partecipare alla messa quotidianamente e agli incontri all’A.C. Ricevetti in dono un orologio. Ricordo ancora l’emozione che trovai leggendo un libro scritto da Carlo Carretto, mi trovavo in seminario, lontano dalla Sardegna, nelle pagine si parlava di un gruppo di giovani cresciuti nell’Azione cattolica che avevano compreso la necessità di essere oblati nella mani dei vescovi. Mi resi subito conto che i giovani dell’A.C. eravamo io e i miei compagni, decisi di inviare una lettera a Carlo Carretto. Ricevetti subito la risposta, mi invitava ad andare a Roma, dove era in quegli anni presidente nazionale della Gioventù italiana di Azione Cattolica. Mi donò un libro , in cui scrisse una dedica ricordando “i bei tempi bonesi”, mi invitò a rimanere con lui a Roma, come suo assistente,ma non accettai. Anni dopo, quando mi trovavo a Cuglieri in seminario venne a trovarmi.
Don
Benvenuto Mameli
Prof. Carretto, amico e collaboratore del prof. Gedda, che era il presidente nazionale della Gioventù italiana di Azione Cattolica fu esiliato dalla sua città natale, Torino, dai fascisti e mandato in esilio a Bono, in Sardegna. Le persone del tempo lo ricordano direttore didattico della scuola elementare, uomo di grande fede, si vedeva spesso, in ginocchio, davanti al Santissimo Sacramento. Don Virdis, parroco di Bono lo apprezzò e lo stimò perché comprese la portata dell’uomo e la grandezza del suo animo, amò e aiutò i giovani di Bono, che spesso portava a spasso nei nostri monti e a far anche gite nei luoghi che lui considerava degni di storia. Un offerta data da una mamma ,la spese a Bono, facendo costruire la sala del cinema. Faceva tanto del bene che fu mandato via da alcuni fascisti perché prof. Carretto era l’animatore dei giovani cattolici e non dei giovani fascisti. Quando partì la mattina, Bono si mise in cammino con lui sino alla stazione che lo avrebbe portato via. Le sue tasche erano piene di offerte date da tutti i bonesi , che gli riempirono le tasche. I muri erano scritti in favore di Carretto e contro i fascisti di Bono, sì ,me ne ricordo uno “per quattro gatti neri Carretto se ne va, ma presto ritornerà”. E tornò veramente a Bono, non come direttore didattico, ma come piccolo fratello di “Foucauld” e venne a dire “Torino mi ha dato i natali, Bono mi ha dato la vocazione”. Spesso veniva a Bono per parlare ai giovani di quel Gesù che amava tanto, una sera arrivò con sei bambini orfani perché l’orfanotrofio li accogliesse con affetto e con calore. Il nostro parroco Don Virdis ne ebbe grande stima, lo apprezzò e lo ebbe amico, anche lui Carretto aveva di Don Virdis, grande ammirazione ed era solito chiamarlo in confidenza non Don Virdis, ma Don Michele.
Giovanna Angela
Cocco
Prof. Carlo Carretto era direttore didattico a Bono, quando frequentavo la seconda elementare. Ricordo che teneva sempre un crocefisso sulla cattedra, ci chiedeva di aiutarlo nelle pulizie e ci mandava a comprare la carne al macello, ci ricompensava con dei piccoli doni. Tutte le insegnanti portavano la divisa, lui vestiva sempre in borghese. Un giorno si tolse la sciarpa per donarla a un bambino, molti si recavano da lui per un consiglio e lui era sempre ben disposto. Fu esiliato e quando ritornò, a Bono, molti giovani lo accolsero alla stazione e lo portarono in braccio fino al Corso.
Anna
Tiana Carlo Carretto era sempre disponibile con tutti, non faceva nessuna distinzione, si rivolgeva sia ai bambini che agli adulti.. Mi ricordo, in particolare, un giorno che si era appena fatto stirare una camicia e la donò a un bisognoso, mi è rimasta impressa nella memoria la contentezza di questa persona quando si ritrovò con quel capo nuovo.
Michela Sotgia Articolo e interviste realizzate dal gruppo ACR 12/14, da Francesca Moro, Vanna Manchinu e Piera Cuccuru |