I sacerdoti attivi nel sociale: gesto di umiltà

12 febbraio 2013 —  

di Pier Giorgio Pinna wSASSARI «Grande gesto di umiltà». «Scelta sorprendente». «Atto inatteso e coraggioso». «Una pagina della Chiesa che dovrebbe far riflettere tanti politici attaccati alla poltrona». Da parecchi sacerdoti e volontari sardi impegnati nel sociale si leva un coro di consensi, spesso accompagnato da valutazioni approfondite sul significato dell’annuncio dato ieri mattina da Benedetto XVI. Don Ettore Cannavera, fondatore della comunità La Collina di Serdiana, si dice «soddisfatto e contento». «Io che in passato ho spesso rivolto critiche al suo operato, oggi mi sento di riconoscerlo apertamente: Joseph Ratzinger non ha compiuto un passo che si fa tutti i giorni, si è reso protagonista di un’azione bellissima – spiega l’animatore del centro di solidarietà e convivenza nel Campidano – Ha fatto dimenticare l’idea storica del pontefice idolatrato e ci ha restituito in tutto il suo aspetto umano lo spirito evangelico». «Ora speriamo nella designazione di un papa lontano dalla Curia romana, magari proveniente dall’Africa o dall’America Latina, che comunque abbia fatto esperienze nella conduzione di una diocesi e sia vicino ai bisogni della gente», osserva. «Anche perché – aggiunge don Ettore – tutti erano convinti che Benedetto XVI, da buon tedesco, avrebbe tenuto sino alla fine, ma dato che è stato invece proprio lui ad adottare questo provvedimento per il bene della Chiesa, come ha rimarcato, soprattutto a questo sarà indispensabile puntare d’ora in poi». Il presidente regionale delle Acli, Ottavio Sanna, parla di un fatto «che ci porta fuori dalla logica alla quale ci eravamo abituati». E dopo aver ricordato le prese di posizione in favore degli operai dell’isola da parte di Benedetto XVI, riafferma la necessità di un pontefice «che in questa linea di continuità sia sempre attento alle difficoltà della gente comune». «Il Papa non abbandona il suo gregge in un momento di difficoltà: per lasciare, ha scelto un momento di maggiore serenità dopo aver affrontato in altre fasi gravi prove, come per esempio lo scandalo dei preti pedofili – afferma don Pietro Borrotzu – Il suo mi pare insomma un atto di grandissima responsabilità. È stato spinto da una consapevolezza: un pastore universale deve avere grandi forze, enormi energie, per continuare a guidare i fedeli». «In questo modo, come aveva fatto nell’ultima enciclica, ha restituito interamente il suo valore al significato di fraternità», chiarisce il responsabile regionale della Pastorale per il lavoro, l’organismo della Conferenza episcopale nell’isola attivo su temi che vanno dal reinserimento dei detenuti al disagio degli operai nelle fabbriche e ai drammi della disoccupazione. «Come nei suoi rapporti con i problemi sociali della Sardegna e come quando dall’isola ha invitato le nuove generazioni di politici cristiani ad agire con riscoperto spirito di servizio, Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere tutt’altro che aristocratico, ma anzi sempre attento alle difficoltà della gente», sostiene don Borrotzu. Meno stupito don Gianni Caputa: «Il Papa aveva già anticipato questa scelta a un giornalista tedesco precisando che non avrebbe esitato a dimettersi se le forze l’avessero cominciato ad abbandonare», puntualizza il sacerdote, di Bono, da 32 anni in Terra Santa. «Conoscendo l’uomo Joseph Ratzinger come persona umile, dedita a consacrare la sua vita alla volontà di Dio, sono inoltre convinto che in questi diciassette giorni non interverrà in alcun modo nelle procedure per la successione ma si limiterà a chiedere a tutti di pregare perché lo Spirito santo illumini i cardinali nelle loro decisioni», sostiene don Caputa, che oltre a essere professore di teologia e filosofia a Gerusalemme è stato il segretario della delegazione della Santa Sede incaricata del negoziato con lo Stato d’Israele durante le ultime trattative ufficiali. Si mostra invece sorpreso come tutti il cappellano del carcere sassarese di San Sebastiano, don Gaetano Galia: «Di solito nei fatti più importanti riguardanti la Chiesa alcune cose vengono anticipate oppure, in qualche modo, fuoriescono. In questo caso non è successo niente del genere. E perciò vedo nella questione due aspetti differenti ma entrambi estremamente positivi». «Il primo – spiega – è che un gesto del genere costituisce una testimonianza del tutto originale, anche con riferimento al mondo laico, dove spesso in troppi restano incollati alle loro sedie. Il secondo è il grandissimo senso di responsabilità che una decisione come questa lascia intendere rivelandosi davvero un gesto controcorrente».