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“Carissimi
vi invito a rinnovare il vostro sì e vi affido tre
consegne. La prima è contemplazione: impegnatevi a camminare sulla strada della
santità, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, unico Maestro e
Salvatore di tutti.
La seconda consegna è comunione: cercate
di promuovere la spiritualità dell’unità con i Pastori della
Chiesa, con tutti i fratelli di fede e con le altre aggregazioni
ecclesiali. Siate fermento di dialogo con tutti gli uomini di
buona volontà.
La terza consegna è missione: portate da
laici il fermento del Vangelo nelle case e nelle scuole, nei
luoghi del lavoro e del tempo libero. Il Vangelo è parola di
speranza e di salvezza per il mondo. La
dolce Madonna di Loreto vi ottenga la fedeltà alla vostra
vocazione, la generosità nell’adempimento del dovere
quotidiano, l’entusiasmo nel dedicarvi alla missione che (Giovanni
Paolo II, Angelus, Loreto 5 settembre 2004) |
L’AC
missionaria nella Chiesa di Ozieri
INDICE
PREMESSA
CENNI STORICI
IL TERRITORIO
LE SCELTE
ALCUNE PROPOSTE
ATTO NORMATIVO
CAPITOLO I: L’Azione
Cattolica Italiana della Diocesi di Ozieri
CAPITOLO II: Adesione
e partecipazione all’ACI della Diocesi di Ozieri
CAPITOLO III: Articolazione dell’Associazione
diocesana della Diocesi di Ozieri
CAPITOLO IV: Ordinamento
dell’Associazione territoriale, dei gruppi, delle strutture diocesane
intermedie, delle Associazioni interparrocchiali
CAPITOLO V: Ordinamento
dell’Associazione diocesana
CAPITOLO VI: Disposizioni amministrative
CAPITOLO VII: Norme finali e transitorie
PREMESSA
L’Azione Cattolica della Diocesi di Ozieri con la
redazione del presente Atto Normativo, stabilendo norme e regolamenti, vuole
ri-affermare l’appartenenza e il servizio alla propria Chiesa locale
attraverso la specificità dell’essere laici riuniti liberamente in una
Associazione che caratterizzata dalla diocesanità, tuttavia è parte di una
Associazione nazionale.
L’esigenza dell’Atto Normativo scaturisce dalla
necessità di radicare la propria appartenenza non solo in un contesto più
vasto, quale quello nazionale, ma anche - e soprattutto - in quell’ambito
diocesano, locale e territoriale che è il primo luogo d’incontro e di
dialogo immediato con le persone e le loro condizioni di vita.
Queste le motivazioni che in linea con le indicazioni
dello Statuto si pongono a fondamento di una rinnovata scelta di
contestualizzazione dell’Azione Cattolica, a partire dalla sua storia,
collocata in un territorio, spinta e mossa da scelte e proposte che - nel
tempo - hanno contribuito alla progettazione e costruzione della cultura e del
vissuto delle comunità di questo medesimo territorio.
Pertanto si ritiene metodologicamente necessario, a
partire dalla storia e dal territorio, analizzare alcuni aspetti specifici
della comunità diocesana in cui viviamo e operiamo.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento,
anche la diocesi di Ozieri partecipò al fervore associativo che si andò
manifestando in campo nazionale e in Sardegna. Nell’ottobre dell’anno 1916
si costituisce la prima Giunta diocesana.
Negli
anni Venti e Trenta, l’Azione Cattolica si sviluppa in modo capillare in
tutta la diocesi. Il 1916 fu un anno di grande fervore per tutta la diocesi, e
coinvolse particolarmente l’AC, attivissima nella preparazione del Congresso
Eucaristico regionale. Dopo la 2a guerra
mondiale, le attività delle sezioni dei vari rami ripresero a vigoreggiare,
in qualche modo sollecitate dal particolare clima politico di quegli anni. Un
folto gruppo di aderenti si impegnò a fondo nel Comitato Civico, con la
convinzione profonda che anche quella forma di partecipazione fosse un modo
efficace per affermare i valori cristiani.
Negli
anni Cinquanta e oltre ci fu, da parte di vari aderenti, l’assunzione di
responsabilità politiche, amministrative e sindacali. Altri furono nel
contempo animatori e partecipi di altre formazioni di ispirazione cristiana
come le ACLI e l’AIMC, o sostenitori di organismi sociali come le
cooperative agricole e le organizzazioni artigianali. Gli anni successivi al
Concilio Vaticano II e alla emanazione del nuovo Statuto sono stati i più
difficili. Anche nella diocesi di Ozieri, l’AC a molti è apparsa vecchia e
superata, un organismo burocratico e un po’ cristallizzato. Si rimase in
pochi, indubbiamente scoraggiati e amareggiati. Col passare del tempo e la
perseveranza dei più generosi, si è cominciato a risalire la china. Dopo la
metà degli anni Settanta si riprese a organizzare i campi scuola, i convegni,
i corsi per responsabili e animatori, gli incontri di studio, le giornate di
preghiera e di meditazione. Se negli anni Settanta si è sofferto per
l’assenza o scarsità di educatori e di responsabili, soprattutto nel
settore giovanile e nell’ACR, negli anni Ottanta/Novanta, nelle Associazioni
parrocchiali e nelle attività a carattere diocesano, sono proprio l’ACR e
il Settore Giovani i più vivaci e ricchi di iniziative e proposte.[1]
Oggi
l’Azione Cattolica diocesana risente di una certa fatica. Le motivazioni
sono molteplici. Tante cose sono cambiate nella società come nella Chiesa, ma
anche nell’uomo del nostro tempo e nella stessa ACI. Una lettura attenta di
tali cambiamenti, unita al coraggio di indagare il presente (a partire da
quello associativo) per coglierne le istanze e le domande, è l’impegno
assunto nell’Assemblea diocesana del 2001[2] ma
ancora oggi non del tutto portato a compimento.
L’attuale
configurazione della diocesi di Ozieri, ricostituita da Pio VII con la bolla Divina
disponente clementia, in data 9 marzo 1803, affonda le radici nella
storia plurisecolare di due circoscrizioni ecclesiastiche medioevali, Castro e
Bisarcio, soppresse nel 1503. Il documento richiamando all’esistenza la
nuova diocesi del Logudoro, le conferiva rinnovata vitalità ecclesiale, e ne
evidenziava le motivazioni ideali che ne erano alla base. Nel corso dei secoli
le due diocesi, infatti, avevano svolto un ruolo importante sia in ambito
interno alla vita della Chiesa, sia in ambito sociale e culturale, promuovendo
un intenso rapporto tra Chiesa e società per elevare i costumi delle
popolazioni ed educare ai valori della fede e della sana convivenza.[3]
Guardando da vicino questa realtà, assume importanza
radicale la frammentarietà del suo territorio (Logudoro – Goceano –
Gallura) che ha determinato e determina il "confinamento" delle
risorse in ambiti particolari impedendone spesso la sinergizzazione. Così, ad
esempio, se il Logudoro e il Goceano sono culturalmente e territorialmente più
vicini, non altrettanto si può affermare per le poche parrocchie della
Gallura che, più vicine alla costa dell’Isola, risentono in maggior misura
di influenze esterne.
La
realtà diocesana vive una serie di problematiche legate
primariamente al progressivo spopolamento sopratutto dei piccoli centri,
dovuto alla destrutturazione del mercato del lavoro locale legato
prevalentemente ad un’economia agro-pastorale che ancora stenta ad inserirsi
in un contesto di innovazione, ad una certa ritrosia culturale verso i nuovi
orizzonti di autoimpiego e di imprenditorialità, alle problematiche legate
allo sviluppo dei territori, alle carenze strutturali quali l'inadeguatezza
della rete stradale, ai costi energetici troppo onerosi, al progressivo
invecchiamento della popolazione con relativa crescita di fabbisogni
specifici, alla migrazione di energie e intelligenze, soprattutto giovanili,
che fuoriescono dal territorio, ad esempio per gli studi o per lavoro, e non
trovano condizioni ottimali per farvi ritorno.
A tutto ciò si aggiungono altri fenomeni di disagio
e malessere caratterizzanti il nostro tempo quali alcolismo,
tossicodipendenza, nuove e vecchie forme di criminalità e illegalità, ecc.
In ultima analisi non sottovalutabili risultano la
crescente scristianizzazione e secolarizzazione, il materialismo ed il
consumismo, l'indifferenza alle tematiche religiose, la superficialità
religiosa che si ferma ad una mera "obbedienza" formale ed ad una
semplice "fruizione" dei sacramenti.
Tuttavia la realtà diocesana è contraddistinta da
tante potenzialità, spesso non del tutto riconosciute e valorizzate che
segnano il percorso virtuoso da seguire per lo sviluppo delle nostre comunità:
- innanzi tutto la caratteristica dell'essere piccoli
centri che favorisce la conoscenza e la vicinanza fra le persone con la
possibilità di intessere relazioni autentiche e solidali;
- la forte identità territoriale che può e deve
essere una spinta verso il riconoscimento e la valorizzazione delle risorse;
- le tradizioni secolari fatte di cultura e di buone
prassi, che segnano la storia di una comunità diocesana originale e
spontanea;
- una dimensione culturale che presenta potenzialità
profonde, fatte di saperi, abilità e competenze che potrebbero promuovere ed
essere un valore aggiunto d’interesse e innovazione;
- le ricchezze naturali e il patrimonio artistico che
costellano tutte le zone della diocesi, arricchiscono i territori rendendo
testimonianza di una storia vissuta con presenza originale;
- la forte partecipazione delle persone all'impegno
nel sociale, nel volontariato e nell'Associazionismo che accomunano sempre un
maggior numero di persone, è terreno fertile per promuovere percorsi di
comunione;
- non ultime le vocazioni sacerdotali e religiose
(proporzionalmente numerose per una piccola realtà diocesana come quella di
Ozieri), segno e testimonianza di una fede radicata da non disperdere ma da
consolidare e riscoprire.
Partendo da questa analisi/lettura ribadiamo, quali
aspetti peculiari per la nostra Associazione diocesana, i principi di coerenza/fedeltà,condivisione/comunione,
corresponsabilità, stile missionario, propositività, flessibilità
organizzativa, che si pongono come opzione necessaria al percorso di
appartenenza e servizio alla Chiesa locale.
L’Azione
Cattolica dunque, nel mettersi al servizio della Pastorale Diocesana,
espressione del magistero del proprio Vescovo, ne
riconosce l’indirizzo nella scelta della Comunione,
della Missione,
della Pastorale
di prossimità.
Esse dovranno essere forza e vigore di una Associazione Diocesana che
"ripensandosi" vuole essere e farsi vicina a ciascuno, vuole
esserci
per accompagnare, sorreggere e aiutare.[5]
Inoltre può valorizzarne l’attuazione, innanzi tutto, attraverso la mediazione,
caratteristica propria dell’Associazione, che porta alla corresponsabilità
e alla rinnovata missionarietà,
accompagnando con la propria ministerialità
laicale
il percorso di partecipazione e di attività del Piano stesso.
Infine
non meno importante appare la dimensione
missionario e
educativa
dell’Associazione che vuole esserci contro la tentazione
"dell’abbandono" di ogni responsabilità, bisogna ribadire che,
oggi, educare è (forse) più difficile di ieri, ma resta compito
ineliminabile e possibile.
Il punto cruciale concerne il senso dell’educare,
che non può essere scisso dal senso globale della Vita. Oggi, la questione
decisiva riguarda non tanto le "educazioni seconde", quelle cioè
che si declinano al dativo (educare a questo, a quest’altro, a quest’altro
ancora), quanto piuttosto la figura stessa dell’educazione simpliciter.
Prima di lasciarsi prendere dalle pur importanti questioni relative al
"come fare", occorre cercare di capire e interpretare tutte le
variabili personali, socio-culturali, valoriali in gioco. Va da sé che se,
come persone e come Associazione, ci sentiamo (chi più chi meno)
"spaesati", diventa arduo assumere pienamente la responsabilità
educativa. Perciò l’educare, implica, anche un sostegno verso
l’auto-orientamento e l’auto-formazione.
Nella
prospettiva di una formazione cristiana l’autoformazione assume una
accezione che non richiama tanto l’indipendenza dall’altro quanto la
capacità del soggetto di essere protagonista della propria vita. Ciò però,
nell’ottica dell’essere umano come soggetto in relazione, non significa
camminare da solo, quanto piuttosto la capacità di scegliere, di farsi
aiutare, di andare incontro agli altri. Vivere l’autoformazione significa
così essere capaci di scegliere, decidere, credere, agire, affidarsi,
relazionarsi in "prima persona".
Nel
contesto di tali scelte diventa prioritario l’impegno per la formazione, la
spiritualità laicale, la missionarietà.
LA
FORMAZIONE
La
formazione è da sempre una costante della storia, della vita e dell’impegno
dell’Azione Cattolica. Indiscutibilmente i metodi, i temi, i contenuti, gli
strumenti utilizzati per formare le persone hanno avuto aspetti diversi nel
tempo perché cambiano le sensibilità, i contesti storici, culturali e
sociali, come anche l’attenzione e l’azione pastorale-ecclesiale che ad
essi è diretta. La formazione è ciò che, in qualche modo fa parte
dell’Azione Cattolica e la definisce.[6]
Ponendosi
in riferimento a persone vere e concrete da servire in modo adatto alla loro
situazione, l’Associazione diocesana deve proporre un cammino di formazione
permanente che si indirizzi ad ogni persona cogliendola in situazione e
aiutandola a percorrere l’esistenza con lo sguardo rivolto a tutta
l’esperienza della vita e insieme teso a cogliere le esigenze di ogni
momento specifico.
È
necessario ribadire che la formazione cristiana non può essere legata alla
sola fruizione dei Sacramenti perché la vita di fede, proprio perché Vita al
cospetto di Dio, necessita di una continua edificazione. Di formarsi e di
formare la propria coscienza non si finisce mai. La formazione non dipende
dalle stagioni della vita, ma queste, inevitabilmente, devono essere tenute in
considerazione. Le condizioni della vita, infatti, pongono in seria
discussione il modo di proporre la formazione. Formazione è molto più che
trasmissione di contenuti: fa formazione chi riesce ad attivare le energie
intrinseche delle persone perché compiano interiormente un lavoro che le
porta a confrontare quello che sentono con quello che vivono; che le porta a
verificare la loro esperienza, anche nel confronto e nel dialogo con gli
altri; che le porta a decidere di modificare il proprio modo di pensare, di
valutare, di scegliere, di comportarsi. In questa chiave la formazione è
sinonimo di cambiamento, di lavoro su di sé, di conversione.[7]
Il
"respiro associativo" deve essere totale e a due dimensioni: Chiesa
e mondo. Le diversità dei cammini, delle esperienze, delle metodologie
rappresentano unicamente la giusta valorizzazione delle ricchezze proprie
delle diverse età, condizioni, ambienti di vita, in modo che tutte concorrano
a quel servizio globale e quotidiano che l’Azione Cattolica intende offrire.
È
importante rilevare che la formazione dei responsabili associativi e/o
educativi, assume una connotazione specifica e presuppone una "formazione
di base", come anche una cura permanente della persona. Questa formazione
dovrà quindi essere attenta e tener conto di alcune tematiche
imprescindibili, quali la formazione all’appartenenza associativa e alla
diocesanità, alla partecipazione e alla corresponsabilità, alla democraticità
e all’unitarietà, alla relazione educativa, alla progettualità, e passa
attraverso diverse fasi quali quella del discernimento, della formazione
specifica, della specializzazione, dell’aggiornamento permanente. Dunque la
formazione specifica legata a delle responsabilità, si inserisce
all’interno di una più globale azione formativa della persona.
L’Azione Cattolica ha insistito e insiste sulla
necessità di educare a una intensa vita spirituale. Facendo suo il cammino di
fede di tutta la comunità ecclesiale, l’Azione Cattolica lo caratterizza
per alcune fondamentali impronte, legate concretamente al modo con cui
le persone e l’Associazione hanno saputo e sanno interpretare, vivere ed
animare il proprio tempo. La vita eucaristica e sacramentale, la liturgia
e la preghiera personale, la diffusione dell’ascolto e della
meditazione della Parola di Dio, la fedeltà generosa alla "quotidianità",
il senso apostolico sono le impronte con cui l’AC vive e cammina con
Si può parlare di primato della vita secondo lo
spirito e di efficacia della vita spirituale quando questo tesoro interiore
diventa storia, cioè scelte, gesti, parole di ogni giorno grandi o piccoli
che siano.
Dunque
uno dei compiti prioritari dell’Azione Cattolica è la formazione delle
coscienze religiose, diretta a costruire una vita di fede profonda,
autenticamente vissuta.[8]
Essa è alla base dell’azione responsabile del credente nella storia.
L’intera proposta educativa e la stessa vita associativa devono sviluppare
una armonica sintesi tra fede e vita, tra vita spirituale e impegno storico.[9]
LA MISSIONARIETA'
La
missione deve diventare l’anima di ogni scelta, di ogni impegno, di ogni
iniziativa, l’elemento verso cui far convergere ogni programma associativo
diocesano. L’Azione Cattolica della scelta religiosa oggi non può che
essere un’Azione Cattolica missionaria nella Chiesa di Ozieri, e non
semplicemente modificando le sue attività ma orientando tutta se stessa alla
missione in una nuova sintesi progettuale.
L’impegno
prioritario verso la formazione e la spiritualità laicale, sopra descritto,
trovano così nella missione il collocamento e lo sbocco naturale.[10] Quella che si delinea è una nuova
missionarietà, una missionarietà che si rinnova.
Siamo
missionari da laici: per noi i luoghi della missione sono quelli
dell’esistenza quotidiana, è dunque fondamentale "esserci"!
Ma
quali caratteristiche deve assumere questa presenza? Innanzi tutto il
valore cristiano della condivisione e il farsi "compagno", una
presenza inserita nella parrocchia intesa come luogo che "raccoglie"
e prospetta molteplici esperienze di vita, una presenza nel quotidiano,
nell’ordinario della gente, quindi nei momenti di gioia come in quelli di
difficoltà. Sono caratteristiche che competono a un laico adulto nella fede e
così l’essere adulti nella fede non può prescindere da una certa maturità
della persona.
Pertanto,
riassumendo, l’attenzione alle persone, la correzione fraterna,
la responsabilità associativa delineano lo stile che deve
assumere e contraddistinguere il laico missionario aderente all’Azione
Cattolica cosicché si possa testimoniare la fede, comunicare
la fede, inculturare la fede.[11]
"Desideriamo a questo proposito sottolineare che la creazione di
occasioni per approfondire tematiche cruciali alla fede non è una
scelta elitaria, così come non è affatto elitario chiedere alle comunità
cristiane uno sforzo di pensiero a partire dal Vangelo e dalla storia. Avere
una vita interiore, custodire nella memoria le cose, riflettere dentro di sé
e nel confronto comunitario è quanto di più umano ci sia dato, e non è
certo appannaggio di pochi, perché la fede è sempre ragionevole!".[12]
Il
primo ambito di proposta in riferimento alla nuova missionarietà è la
stessa Associazione. L’Azione Cattolica rinnovata nella missione offre e
vive il suo servizio nella Chiesa locale di Ozieri.
Intendiamo
realizzare il nostro impegno missionario, concretamente, attraverso queste forme:
una attenzione particolare alla singola persona e alla sua condizione
esistenziale; con attività che tendano a rivitalizzare le Associazioni
parrocchiali attraverso nuove proposte flessibili di adesione, nuove forme di
comunicazione-incontro, nuove relazioni di specificità, nuovi percorsi di
formazione e incontro, nuove modalità di rappresentatività, promuovendo e
sostenendo la nascita delle zone e/o Unità pastorali come dei vicariati; come
strumenti segnaliamo guide formative mediate a livello diocesano,
momenti di formazione e aggiornamento flessibili e strutturati sulle reali
esigenze delle Associazioni parrocchiali e/o interparrocchiali, guide
metodologiche specifiche per gli ambiti e i settori, nuove modalità di
convocazione, percorsi ed esperienze spirituali significative.
Tutto
questo dovrà inserirsi in una precisa e puntuale programmazione.
A
completamento di questa Premessa riportiamo, in sintesi, il messaggio di
Giovanni Paolo II all’ACI, in occasione dell’Assemblea Nazionale
Straordinaria (Roma 12/14 sett. 2002). Le parole del Pontefice, riaffermando
la necessaria presenza dell’Azione Cattolica nella missione della Chiesa,
contemporaneamente offrono un autorevole riepilogo della identità, delle
peculiarità, dell’impegno nella formazione, della specifica azione di
Associazione laicale.
“
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"Coraggio Azione Cattolica!
Il Signore guidi il tuo cammino
di rinnovamento".
(Giovanni Paolo II, Omelia, Loreto 5 sett. 2004) |
ATTO NORMATIVO DIOCESANO
CAPITOLO PRIMO
L’AZIONE
CATTOLICA ITALIANA DELLA DIOCESI DI OZIERI
Art.
1 L’Atto Normativo diocesano
L’Atto Normativo diocesano:
ADESIONE
E PARTECIPAZIONE ALL’AZIONE CATTOLICA ITALIANA DELLA DIOCESI DI OZIERI
1.
Ogni socio può legittimamente esercitare i diritti attribuiti dallo
Statuto e dal presente Atto Normativo, a meno che non si trovi in una delle
condizioni esplicitamente previste in tali fonti normative che ne impediscano
l’esercizio.
2.
La partecipazione corresponsabile dei soci alla vita associativa comporta
il rispetto dell’ordinamento associativo, l’assolvimento degli obblighi in
esso definiti, l’esercizio dei diritti secondo le modalità e i tempi fissati
dalla normativa associativa.
3.
La qualità di socio comporta il diritto di prendere parte agli incontri
a lui destinati e di esprimere, ove previsto, il proprio voto. Il socio può,
altresì, formulare proposte in ordine alla vita associativa e offrire la
propria collaborazione per la realizzazione delle attività previste dalla
programmazione associativa.
4.
I ragazzi resi ordinariamente presenti dai loro educatori e responsabili
nei momenti in cui si esprime la vita democratica dell’Associazione, sono
accompagnati in percorsi di partecipazione alla vita associativa e aiutati
progressivamente, anche attraverso organismi rappresentativi, a crescere nella
dimensione della corresponsabilità e dell’impegno.
1.
Gli organi dell’Associazione diocesana, delle Associazioni parrocchiali
e territoriali per le decisioni da assumere ai rispettivi livelli, in ordine a
scelte di particolare rilevanza per la vita associativa, concernenti la
definizione dell’ordinamento associativo, del progetto formativo e della
programmazione triennale, prevedono forme di partecipazione che coinvolgano
efficacemente la realtà associativa in tutte le sue espressioni.
1.
Il diritto di voto è personale e il suo esercizio non può essere
delegato, salvo per i casi esplicitamente previsti in normativa specifica.
2.
Il voto si esprime a scrutinio palese a meno che non si tratti di
votazioni per l’elezione o la designazione di persone, per l’accertamento di
incompatibilità, di decadenza o, comunque, di responsabilità personali: in
questi casi il voto avviene per scrutinio segreto.
3.
Il diritto di voto si esercita a condizione di aver compiuto il 14^ anno
di età.
1.
Sono titolari dell’elettorato passivo tutti coloro che al momento della
definizione delle candidature per l’elezione sono soci dell’Azione Cattolica
Italiana, hanno compiuto il 18^ anno di età e rispondono alle altre eventuali
condizioni esplicitamente previste dalle norme che regolano l’elezione.
2.
I responsabili giovani, ai vari livelli, non possono essere eletti in
incarichi direttivi o consultivi (per il Settore Giovani) qualora al momento
dell’elezione abbiano superato il trentesimo anno di età.
Art.
10 Incarichi direttivi e loro conferimento.
1.
Col termine “incarichi direttivi” si intendono gli incarichi
associativi di Presidente (parrocchiale e diocesano), componente della
Presidenza diocesana, Segretario diocesano dei movimenti esistenti.
2.
Gli incarichi direttivi sono conferiti con mandato triennale. Se, nel
corso del triennio, l’incarico diviene vacante il nuovo conferimento ad altro
socio è valido fino al termine del triennio in corso.
3.
Al conferimento degli incarichi direttivi si provvede secondo le modalità
e i tempi fissati, nell’ambito delle rispettive competenze, dal Consiglio
diocesano, in conformità a quanto stabilito al riguardo dallo Statuto
Nazionale, dal Regolamento Nazionale, dall’Atto Normativo Diocesano e dal
relativo regolamento.
4.
La designazione e la nomina dei Presidenti parrocchiali avvengono secondo
le modalità fissate dall’Atto Normativo Diocesano.
5.
La proposta per la nomina del Presidente diocesano è effettuata dal
Consiglio diocesano, con la designazione, attraverso elezione contestuale, di
una terna di soci. La nomina è di competenza del Vescovo diocesano.
6.
Per la designazione della terna: ogni Consigliere indica sull’apposita
scheda, nel primo scrutinio, fino a tre nomi e, nei successivi, fino al numero
necessario per completare la terna quando, nei precedenti scrutini, uno o due
nominativi non abbiano ottenuto i voti necessari per farne parte. Nei primi tre
scrutini è necessaria la maggioranza dei voti dei componenti del Consiglio con
diritto di voto, mentre, dal quarto scrutinio è sufficiente il voto della
maggioranza dei votanti. Risultano eletti i tre soci che hanno riportato la
maggioranza richiesta ed hanno ottenuto, nello scrutinio, il maggior numero di
voti; in caso di parità si procede a ballottaggio. La terna così composta
viene comunicata al Vescovo diocesano con l’indicazione del numero dello
scrutinio e del numero dei voti ottenuti relativi a ciascun nominativo.
7.
Gli eletti ad incarichi direttivi possono ricoprire uno stesso incarico
al massimo per due mandati consecutivi, così come previsto dall’art. 19 dello
Statuto.
1.
Si cessa dall’incarico per scadenza del termine, per dimissioni, per
revoca del mandato e per decadenza nonché nei casi in cui chi ricopre un
incarico direttivo o di componente del Consiglio diocesano sia assente senza
giustificato motivo a tre riunioni consecutive.
2.
Nel caso di dimissioni e revoca del mandato, esse hanno efficacia dalla
data della loro accettazione da parte dell’organo competente
all’attribuzione dell’incarico.
3.
La revoca del mandato può essere fatta dall’organo competente, per
inadempienza dei doveri del mandato stesso. Il presidente propone al consiglio
la revoca del mandato, giustificandone le motivazioni.
4.
In caso sia di approvazione sia di non approvazione della revoca si
chiede il parere dell’autorità ecclesiastica competente.
5.
La decadenza, salvo quanto previsto dall’articolo seguente, opera a
decorrere dal formale accertamento del venir meno di una delle condizioni
prescritte per ricoprire l’incarico direttivo.
6.
L’atto di accertamento può essere effettuato da parte dello stesso
socio che riveste l’incarico direttivo nella forma delle dimissioni, che
avranno efficacia dal momento della loro accettazione; può, altresì, essere
assunto dall’organo competente al conferimento dell’incarico, con apposita
deliberazione approvata col voto favorevole della maggioranza assoluta dei
componenti aventi diritto di voto.
7.
In caso di dimissioni, revoca del mandato o decadenza dall’incarico da
parte di un Consigliere, subentra il primo dei non eletti della stessa lista.
1.
Gli incarichi
direttivi e gli incarichi di componente del Consiglio diocesano sono
incompatibili con i mandati parlamentari (nazionale ed europeo), con incarichi
di Governo, con il mandato nei Consigli Comunali, Provinciali, Regionali, con
incarichi di Sindaco o Presidente o componente delle Giunte Comunali,
Provinciali e Regionali e con incarichi di Presidente di Circoscrizioni
comunali.
2.
Gli incarichi
direttivi sono altresì incompatibili con incarichi negli organi decisionali di
partiti politici o di organizzazioni, comunque denominate, che perseguano
finalità direttamente politiche.
3.
I soci che si
trovano in una situazione di incompatibilità non possono essere eletti o
nominati ad incarichi direttivi o a incarichi di componenti dei Consigli.
4.
I soci che
rivestano incarichi direttivi e di componente del Consiglio diocesano, in caso
di candidatura per le Assemblee elettive del Parlamento europeo, nazionale,
delle Regioni e degli altri Enti pubblici territoriali di qualsiasi livello,
decadono automaticamente dall’incarico ricoperto dalla data
dell’accettazione della candidatura.
ARTICOLAZIONE
DELL’ASSOCIAZIONE DIOCESANA DELLA DIOCESI DI OZIERI
4.
Le
Associazioni parrocchiali e territoriali sono legate tra loro da un vincolo di
solidarietà e di reciproco sostegno formativo e realizzano nella propria
comunità le finalità proprie dell’Azione Cattolica, in particolar modo
attraverso:
a)
l’attività di
evangelizzazione e formazione;
b)
la testimonianza del
Vangelo nel quotidiano;
c)
la comunione tra gli
associati, che partecipano attivamente alla vita dell’Associazione;
d)
la collaborazione con il
parroco, i sacerdoti e gli altri movimenti presenti nella parrocchia;
e)
il raccordo con le altre
Associazioni parrocchiali;
f)
la partecipazione alle
iniziative di carattere interparrocchiale e diocesano, regionale, nazionale e
internazionale.
Art.
15 Associazioni parrocchiali e territoriali
1.
Le Associazioni
parrocchiali e territoriali nascono per volontà ed iniziativa di persone che
liberamente decidono di aderire al Progetto dell’Azione Cattolica Italiana,
scegliendo di seguirne il percorso e farne propri i principi.
1.
L’iniziativa di nuova
costituzione è portata a conoscenza della Presidenza diocesana che ne propone
il riconoscimento al Consiglio diocesano.
2.
L’Assemblea diocesana
ratifica la nascita della nuova Associazione.
3.
Il Consiglio può nominare
un incaricato che accompagni la nuova Associazione nei primi tempi del suo
cammino.
Art. 17
Collegamenti territoriali
1.
Quale espressione della
vitalità culturale e associativa, oltre che per necessità di carattere
pastorale, possono costituirsi in seno all’Associazione diocesana:
Collegamenti territoriali intermedi (es. unità pastorali, interparrocchiali,
etc.), Strutture diocesane intermedie (es. vicarie, foranie, zone e unità
pastorali, decanati, etc.), Gruppi (es. gruppo operatori sociali, gruppo
animatori culturali, gruppo animazione ricreativa, etc.), Movimenti diocesani,
articolazioni di MSAC, MLAC, FUCI, MEIC e MIEAC.
2.
Fermo il perseguimento
delle finalità specifiche del proprio Progetto e la piena armonia con
l’Associazione diocesana, tali ulteriori realtà si costituiscono con le
stesse modalità, gli stessi principi ed ideali delle Associazioni parrocchiali,
cui si conformano anche per quanto attiene alla disciplina ed organizzazione.
ORDINAMENTO
DELL’ASSOCIAZIONE TERRITORIALE, DEI GRUPPI, DELLE STRUTTURE DIOCESANE
INTERMEDIE, DELLE ASSOCIAZIONI INTERPARROCCHIALI
Art.
18 Strutture organizzative
1.
Le Associazioni
parrocchiali, segno e momento espressivo di unità e comunione, da testimoniare
nell’ambito della più ampia comunità cristiana, sono il luogo ordinario di
vita e di esperienza associativa ed esprimono una propria attività formativa ed
apostolica.
2.
Esse, per le esigenze del
contesto pastorale e dello sviluppo associativo, si radicano nella propria realtà
territoriale, articolandosi in una struttura che ne garantisce la stabilità
organizzativa e pastorale.
1.
La struttura delle
Associazioni parrocchiali è assunta quale modello per tutte le articolazioni
territoriali e prevede quali suoi organi: l’Assemblea degli associati, il
Consiglio, il Presidente.
1.
Nelle Associazioni parrocchiali possono costituirsi gruppi, come prima
vitale esperienza associativa e luogo privilegiato per vivere nel quotidiano
l’appartenenza alla Chiesa e all’Associazione.
2.
L’attività dei gruppi è raccordata dal Consiglio e dal Presidente
parrocchiale affinché si svolga in conformità al Progetto associativo e ai
percorsi educativi annuali, e siano pienamente inseriti nella vita della comunità
parrocchiale e diocesana.
1.
L’Assemblea parrocchiale, espressione della collegialità e
democraticità dell’Associazione, raccoglie tutti i soci e quanti simpatizzino
con i principi, gli ideali e i programmi dell’Associazione stessa.
2.
Essa discute e decide le linee fondamentali del programma associativo, in
coordinamento con il piano pastorale della Parrocchia e della Diocesi e coi
percorsi formativi proposti a livello nazionale.
1.
L’Assemblea si riunisce
con cadenza annuale in coincidenza della Festa dell’Adesione parrocchiale.
2.
L’ulteriore convocazione
è funzionale alle esigenze pastorali e organizzative della comunità ed è
espressione della autonomia delle diverse Associazioni.
3.
La convocazione, in ogni
caso, si effettua su richiesta del Consiglio Parrocchiale o almeno di un terzo
dei soci.
Art.
23 Norme per l’Assemblea
1.
All’Assemblea convocata
in forma elettiva partecipano i soci aventi diritto di voto.
2.
I soci non aventi diritto
di voto, possono partecipare in qualità di uditori.
3.
L’Assemblea elettiva è
convocata almeno trenta giorni prima dell’Assemblea diocesana straordinaria
fissata per lo stesso adempimento, con comunicazione scritta a tutti i soci.
4.
Nominato il segretario,
questi cura lo svolgimento delle votazioni, affinché avvenga nel rispetto dei
seguenti principi:
a)
La proposta per la nomina
del Presidente parrocchiale è effettuata dal consiglio parrocchiale eletto su
indicazione dell’Assemblea dell’Associazione parrocchiale, a mezzo di
elezione, di una sola persona; la nomina è effettuata dal Vescovo diocesano o
dall’Autorità ecclesiastica del luogo.
b)
il diritto di voto è
riconosciuto ad ogni socio, regolarmente iscritto e in regola con i contributi,
che abbia compiuto i 14 anni di età;
c)
il diritto di voto è
personale, non delegabile ed avviene per scrutinio segreto;
d)
possono essere eletti tutti
i soci che abbiano compiuto il 18° anno di età al momento dell’elezione e
che, possibilmente, abbiano maturato una significativa esperienza associativa;
e)
il responsabile Giovani non
può essere eletto qualora al momento dell’elezione abbia superato il
trentesimo anno di età.
5
Preliminarmente i soci che
intendono assumere la responsabilità dell’incarico, presentano la propria
candidatura. Se nessun socio si candida all’incarico, la votazione avviene
liberamente nel rispetto dell’art.8 - 9
6
Ad ogni socio vengono
consegnate due schede: nella prima deve essere indicato il nome del Presidente,
nella seconda i tre nomi dei responsabili dei Settori Adulti, Giovani e Acr.
7
L’Assemblea procede
quindi alla designazione del Presidente parrocchiale e all’elezione dei
componenti il Consiglio: rappresentanti dei settori Adulti, Giovani e Acr.
8
La designazione e
l’elezione avvengono a maggioranza dei soci presenti.
9
Il segretario redige
verbale delle operazioni di voto e dei risultati ed immediatamente lo trasmette
alla Presidenza diocesana e al Consiglio diocesano.
10
Il Consiglio diocesano
propone la nomina del Presidente parrocchiale al Vescovo diocesano, competente
alla nomina.
11
La prima riunione del
Consiglio si tiene entro venti giorni dall’Assemblea parrocchiale elettiva.
12
La convocazione spetta al
segretario uscente o, in mancanza, al Presidente designato. Nel corso della
prima riunione si procede alla nomina del tesoriere e del segretario.
Art. 24 Il
Presidente parrocchiale
1
Il Presidente è la figura
di riferimento dell’intera Associazione parrocchiale. Assicura lo svolgimento
della vita della stessa in conformità coi principi e gli ideali dell’Azione
Cattolica Italiana, rendendosi promotore, garante e primo testimone dell’unità
dell’Associazione, della collaborazione con il parroco e del suo essere parte
viva a attiva della comunità parrocchiale.
2
Il Presidente, inoltre,
assicura con il proprio operato, che l’Associazione parrocchiale sia parte
integrante della Associazione diocesana.
1
Il Consiglio parrocchiale
ha la responsabilità ordinaria della vita e delle attività
dell’Associazione, quale primo luogo di confronto e dialogo tra quanti hanno
assunto una responsabilità associativa.
2
Attua le decisioni
dell’Assemblea, studia e cura sul piano unitario le iniziative di carattere
spirituale e culturale, promuove e coordina l’attività dei gruppi, cura il
passaggio degli aderenti da un gruppo all’altro. Inoltre, si impegna, ove è
possibile, a completare l’Associazione, qualora qualche articolazione sia
assente.
1
Il Consiglio è composto di
un numero da cinque a quindici componenti, secondo le indicazioni fornite
dall’Assemblea parrocchiale. Di esso, comunque, fanno parte il Presidente, il
tesoriere, il segretario e i rappresentanti eletti (almeno uno per settore) dei
settori.
2
I responsabili dei gruppi,
che già non facciano parte del Consiglio, entrano a farne parte con voto
consultivo.
3
Il Consiglio è convocato
almeno ogni due mesi, salve le esigenze pastorali che ne Consiglino una
convocazione più frequente. La convocazione avviene su proposta del Presidente
parrocchiale, che ne fissa l’ordine del giorno, sentito il parere del parroco
e dei membri del Consiglio medesimo.
4
Della riunione, il
segretario redige apposito verbale.
5
Il Consiglio ha la
responsabilità amministrativa dell’Associazione parrocchiale. Approva
annualmente il rendiconto economico e finanziario.
Art. 27 Regole
di collegamento
1
La comunione e la varietà
dell’Associazione diocesana è garantita attraverso la partecipazione dei vari
membri delle diverse articolazioni a tutti i momenti della vita
dell’Associazione.
2
I rappresentanti delle
stesse partecipano, su invito del presidente, ai lavori del Consiglio diocesano.
ORDINAMENTO
DELL’ASSOCIAZIONE DIOCESANA
Art. 28
L’Assemblea diocesana
1
L’Assemblea
diocesana, che esprime per il suo rapporto col Vescovo di Ozieri l’ecclesialità
e la pastoralità dell’Associazione, è costituita da quanti nella diocesi di
Ozieri aderiscono all’Azione Cattolica, vivendone l’esperienza e
concretizzandone nel vivere quotidiano i principi e gli ideali.
2
La partecipazione del socio
alla vita dell’Associazione assume particolare rilevanza e significato a
livello diocesano ed acquista in questa dimensione ulteriore ricchezza.
Art.
29 Composizione
1
L’Assemblea è
costituita: dai componenti del Consiglio diocesano in carica, dai rappresentanti
delle Associazioni parrocchiali (così come stabilito nell’articolo seguente),
dai rappresentanti dei Gruppi e dei Movimenti dell’Azione Cattolica Italiana
formalmente costituiti nella diocesi, in numero di tre per ogni gruppo o
movimento, dai rappresentanti dei movimenti della FUCI, MEIC, MIEAC formalmente
costituiti nella diocesi, in numero di tre per ognuno di questi movimenti.
2
Tutti
i soci possono intervenire con diritto di parola, ma non di voto.
3
Il
Consiglio diocesano può invitare all’Assemblea persone che collaborano con
l’ACI o simpatizzano per essa.
4
Ai
lavori dell’Assemblea diocesana partecipano, senza diritto di voto,
l’assistente ecclesiastico diocesano, gli assistenti collaboratori e quanti
saranno invitati.
Art.
30 Rappresentanza
1.
Le
Associazioni parrocchiali sono rappresentate nell’Assemblea da: i rispettivi
Presidenti, Segretari, Amministratori, dai
delegati eletti da ciascuna Assemblea parrocchiale nel numero di uno per ogni
settore (Adulti, Giovani) e dal Responsabile ACR.
2.
Le
Associazioni parrocchiali, se composte da almeno cinquanta soci, sono
rappresentate anche da un altro delegato per ogni cinquanta aderenti,
rispettando possibilmente il criterio di rappresentatività dei settori
dell’Associazione. Gli iscritti all’ACR concorrono alla formazione del
numero totale dei soci.
1
L’Assemblea è convocata con delibera del Consiglio diocesano.
2
La convocazione dell’Assemblea avviene minimo trenta giorni prima
dell’adunanza mediante comunicazione ai presidenti parrocchiali ed ai
responsabili delle ulteriori articolazioni territoriali, mediante il mezzo di
comunicazione ritenuto più congeniale (posta ordinaria, elettronica, fax o
telegramma).
3
Nella convocazione devono essere indicati il giorno, il luogo e l’ora
dell’adunanza e l’elenco delle materie da trattare.
4
Quando è regolarmente convocata e costituita, rappresenta
l’universalità degli associati e le deliberazioni da essa legittimamente
adottate sono considerate espressione di ogni singolo socio, anche se non
intervenuti o dissenzienti. A tal proposito, infatti, nello svolgimento dei
lavori il Presidente cura in modo particolare il confronto e il dialogo tra i
presenti.
5
L’Assemblea è presieduta dal Presidente diocesano o, in caso di suo
impedimento o assenza, da un Consigliere da questo delegato.
6
Il presidente dirige e regola le discussioni e stabilisce le modalità e
l’ordine delle votazioni. A tal fine, se necessario, nomina due scrutatori.
7
Di ogni Assemblea si deve redigere apposito verbale firmato dal
Presidente diocesano, dal segretario e, se nominati, dai due scrutatori.
8
Un estratto del verbale viene trasmesso al Vescovo. Copia del verbale
deve essere messo a disposizione di tutti gli associati con le formalità
ritenute più idonee dal Consiglio diocesano a garantirne la massima diffusione.
1
Il diritto di voto è riconosciuto ai soli soci maggiorenni e in regola
con il versamento della quota di iscrizione annuale.
2
Ogni partecipante ha diritto a un solo voto. L’associato può tuttavia
farsi rappresentante di un altro associato purché munito di delega scritta.
Ogni associato, comunque, non può essere portatore di più di una delega.
3
Sono ammesse deleghe in caso di malattia o altro grave impedimento. La
motivazione va esplicitamente indicata sulla delega, la quale deve essere
controfirmata dal Presidente parrocchiale (o in mancanza dal “reggente”
nominato dal Vescovo).
4
Il delegato deve appartenere alla stessa Associazione Parrocchiale ed
alla stessa Articolazione delegante. Non è ammesso in nessun caso il diritto al
doppio voto, non possono essere concesse deleghe a persone che abbiano già
diritto di voto in Assemblea ad altro titolo. Le deleghe non sono cumulabili. Il delegato
non può a sua volta rilasciare delega ad altri
1
Le assemblee sono ordinarie
e straordinarie.
Art.
34 L’Assemblea ordinaria
1
L’Assemblea ordinaria è
momento principale della vita dell’intera Associazione diocesana, luogo
primario di scambio, incontro e condivisione per tutti i soci.
2
Essa, pertanto, è
l’occasione attraverso cui si concretizza la partecipazione di ogni singolo
associato all’Azione Cattolica Italiana, attraverso la realtà diocesana. A
tal fine, è anche il momento privilegiato per presentare e condividere con
tutti i soci i percorsi formativi per il nuovo anno associativo e i momenti
della vita dell’Associazione.
3
Inoltre, delibera in ordine
agli atti normativi di specifica competenza, agli obiettivi e alle linee
programmatiche pluriennali, ed approva eventuali regolamenti.
4
La prima domenica di
ottobre di ogni anno è la data in cui l’Assemblea celebra la sua riunione
annuale, salvo che particolari esigenze non ne consiglino la convocazione nella
prima data utile successiva e, comunque, quante volte il Consiglio diocesano lo
ritenga necessario o ne sia fatta richiesta per iscritto, con indicazione delle
materie da trattare, da almeno 1/5 degli associati. In questo caso, la
convocazione deve avvenire entro 20 giorni dalla data della richiesta.
5
In prima convocazione,
l’Assemblea ordinaria è regolarmente costituita quando siano presenti la metà
più uno dei soci aventi diritto e delibera a maggioranza dei presenti.
6
In seconda convocazione,
l’Assemblea è regolarmente costituita qualunque sia il numero degli associati
aventi diritto intervenuti e delibera a maggioranza dei presenti.
1
L’Assemblea
in seduta straordinaria esercita la funzione elettiva per la formazione del
Consiglio diocesano.
2
Inoltre, è considerata
straordinaria quando si riunisce per deliberare:
a.
sulle richieste di
particolari contributi volontari vincolati alla realizzazione di specifiche
iniziative programmate dal Consiglio Nazionale e/o diocesano;
b.
sull’approvazione e
modifica dell’Atto Normativo diocesano;
c.
sullo scioglimento
dell’Associazione;
d.
sulle modalità di
liquidazione;
e.
sulla nomina dei
liquidatori.
1
Ogni delegato deve
presentarsi al tavolo della segreteria dove viene effettuata l’identificazione
e la verifica dell’appartenenza all’Associazione. All’atto di Iscrizione,
verificata la regolare iscrizione nell’elenco dei delegati o la regolare
delega in sostituzione di un delegato della propria Associazione parrocchiale o
interparrocchiale, riceverà il “tesserino dell’Assemblea” che testimonierà
il proprio diritto al voto.
2
Eventuale delega deve
essere firmata dal delegato regolarmente iscritto in elenco, dal presidente
parrocchiale e dal sostituto.
1
Ogni partecipante
all’Assemblea Diocesana con diritto di voto è elettore ed eleggibile.
Raccolte le proposte di candidatura e verificata l’eleggibilità dei candidati
(ai sensi dell’art. 12, Regolamento nazionale di attuazione) si procede alla
compilazione di quattro liste: una per i candidati per il settore adulti; una
per i candidati dei giovani; una per i candidati dei Responsabili ACR; una per
la lista unitaria.
2
La lista unitaria sarà
formata dai presidenti, segretari ed amministratori parrocchiali, dai
consiglieri diocesani uscenti che non hanno nessun tipo di responsabilità
associativa.
3
Le quattro liste vengono
affisse, prima dell’inizio delle votazioni nelle aule dove sono ubicati i
seggi elettorali.
4
La lista degli eleggibili
potrà essere ampliata con l’inserimento di soci indicati dai propri consigli
parrocchiali, suffragati da almeno dieci firme, i quali, pur non avendo
incarichi d responsabilità in parrocchia, abbiano maturato un’adeguata
esperienza associativa.
5
In caso di omonimia, a
fianco di ciascun nome, verranno specificati luogo e data di nascita; essi
dovranno essere riportati sulla scheda al momento del voto.
6
Per le votazioni verranno
utilizzate quattro colori diversi per le schede, uno per ogni settore.
7
Ciascun elettore potrà
esprimere fino a quattro preferenze per ciascuna lista (di cui almeno un uomo e
una donna). Ciascun elettore consegna al seggio il proprio tesserino elettorale:
tutti i tesserini saranno conservati ed allegati agli atti del seggio stesso.
8
Risultano eletti per il
Consiglio Diocesano, i tre che hanno ottenuto il maggior numero di voti tra le
donne e i tre che hanno ottenuto il maggior numero di voti tra gli uomini, per
le liste degli adulti e dei giovani. I cinque candidati che hanno ottenuto il
maggior numero dei voti nella lista dei responsabili ACR. I quattro candidati
che hanno ottenuto il maggior numero di voti per la lista unitaria. Nel caso non
fosse possibile designare l’ultimo eletto di ciascuna lista essendoci due o più
candidati a parità di voti, risulta eletto alternativamente il più anziano e
il più giovane d’età in quella lista di candidati.
Art.
38 Convocazione Assemblea straordinaria
1
L’Assemblea straordinaria
è convocata con delibera del Consiglio diocesano. La convocazione
dell’Assemblea avviene minimo quindici giorni prima dell’adunanza mediante
comunicazione ai presidenti parrocchiali ed ai responsabili delle ulteriori
articolazioni territoriali mediante comunicazione a mezzo posta ordinaria,
elettronica, fax o telegramma.
2
Per ogni altro aspetto
relativo allo svolgimento dei lavori Assembleari, si applicano le norme relative
all’Assemblea in seduta ordinaria.
1
Il Consiglio diocesano è
l’espressione della democraticità e rappresentatività dei Soci dell’Azione
Cattolica di Ozieri.
1
Il Consiglio è investito
dei più ampi poteri per la gestione dell’Associazione.
2
Approva il bilancio
preventivo e il bilancio consuntivo.
3
Si riunisce almeno una
volta all’anno entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale per
l’approvazione del rendiconto economico e finanziario e per l’esame del
bilancio preventivo.
4
Delibera su tutti gli altri
oggetti attinenti alla gestione dell’Associazione riservati alla sua
competenza dal presente Atto, dallo Statuto Nazionale o sottoposti al suo esame
dai Consiglieri stessi.
5
In particolare modo, al
Consiglio spetta:
a.
attuare lo Statuto
nazionale;
b.
deliberare sulla
costituzione e lo scioglimento delle articolazioni territoriali;
c.
deliberare circa
l’ammissione, il recesso o l’esclusione dei soci;
d.
fornire all’autorità
ecclesiastica del luogo, tramite elezione, la terna delle persone candidate alla
carica di presidente;
e.
eleggere i Vicepresidenti,
due per settore, il Responsabile e il Vice Responsabile ACR, su proposta dei
rispettivi Consiglieri riuniti per settore;
f.
nominare soci, non
necessariamente Consiglieri, che accompagnino le nuove Associazioni nel loro
cammino;
g.
compiere tutti gli atti
necessari per una corretta amministrazione dell’Associazione;
h.
eleggere il Comitato per
gli affari economici;
i.
nominare i rappresentanti
all’Assemblea Nazionale;
j.
definire l’ammontare dei
contributi associativi, in conformità con le direttive nazionali.
6
Il presente Atto Normativo
stabilisce inoltre le ulteriori ipotesi di approvazione, deliberazione o
ratifica su cui è competente il Consiglio.
Art.
41 Composizione del Consiglio
1
Il Consiglio diocesano di
Ozieri è composto da: sei rappresentanti ciascuno per i settori Adulti e
Giovani, cinque per l’Acr, quattro membri della lista “unitaria”, dal
segretario dei movimenti di AC (MSAC e MLAC) se presenti e formalmente
costituiti nella diocesi, un rappresentante ciascuno per i gruppi o movimenti di
FUCI, MEIC, MIEAC, se presenti e formalmente costituiti nella diocesi.
2
In caso di parità risulterà
eletto il socio più anziano d’età.
3
Tra questi vengono eletti:
a)
la terna delle persone da
indicare al Vescovo per la scelta del Presidente;
b)
i Vicepresidenti per il Settore Adulti, i
Vicepresidenti per il Settore Giovani il
responsabile e il Vice Responsabile per l’ACR. Competente alla nomina del
Presidente è l’Autorità ecclesiastica del luogo.
4
L’incarico di Consigliere
diocesano può essere ricoperto da chi sia stato eletto dall’Assemblea. Il
Presidente, in raccordo con il Consiglio, al fine di garantire meglio gli
obiettivi dell’Associazione e la coralità della stessa, può proporre la
nomina di nuovi Consiglieri al Consiglio stesso, che è comunque competente
all’approvazione. Rimane fermo, tuttavia, che i Consiglieri così nominati, in
quanto non eletti, non hanno comunque diritto di voto.
5
Il numero dei Consiglieri
deve essere dispari.
6
Il Presidente propone al
Consiglio la nomina del segretario e dell’amministratore.
Art. 42
Rappresentanza all’Assemblea Nazionale
1
Tutti i membri del Consiglio diocesano eletti dall’Assemblea possono
rappresentare l’Associazione diocesana all’Assemblea Nazionale.
2
I rappresentanti all’Assemblea Nazionale sono designati dal Consiglio
diocesano in modo da assicurare la rappresentatività dei vari settori, dando la
precedenza ai membri della Presidenza.
1
Possono ricoprire le
cariche sociali i soci: maggiorenni, regolarmente iscritti all’Azione
Cattolica Italiana, che non abbiano riportato condanne passate in giudicato per
delitti non colposi.
2
Tutti gli incarichi si
intendono a Titolo gratuito.
3
I componenti del Consiglio
restano in carica tre anni e sono rieleggibili per un altro triennio, salvo che
particolari esigenze di carattere organizzativo o pastorale non ne consiglino
l’ulteriore elezione.
1
Il Consiglio è convocato dalla Presidenza tutte le volte in cui vi sia
materia da deliberare, di regola comunque ogni due mesi. Il presidente è
obbligato alla convocazione quando questa sia richiesta da almeno un terzo dei
Consiglieri, che devono indicare gli specifici argomenti dell’ordine del
giorno di cui richiedono la trattazione.
2
La convocazione avviene
minimo dieci giorni prima della riunione mediante comunicazione a mezzo posta
ordinaria, elettronica, fax, telegramma o qualunque altro mezzo ritenuto più
idoneo.
3
Nella convocazione devono
essere indicati il giorno, il luogo e l’ora dell’adunanza e l’ordine del
giorno.
4
Le sedute sono valide
quando, pur senza rispettare i termini per la convocazione, sia presente la
totalità dei Consiglieri.
5
Le deliberazioni sono
valide se assunte col voto favorevole della maggioranza dei presenti, in caso di
parità è determinante il voto del Presidente.
6
Le delibere del Consiglio,
per la loro validità, devono risultare da un verbale sottoscritto dal
Presidente e dal segretario.
7
Copia del verbale deve
essere messo a disposizione di tutti gli associati con le formalità ritenute più
idonee dal Consiglio diocesano a garantirne la massima diffusione.
8
Un estratto del verbale
viene comunque redatto dal segretario, firmato dal Presidente, è trasmesso al
Vescovo e agli assistenti diocesani.
9
È cura del Presidente
assicurare che alle riunioni del Consiglio presenzino gli assistenti diocesani.
10
Nel caso in cui per
qualsiasi ragione durante il corso dell’esercizio dovessero mancare uno o più
componenti, vengono nominati i primi soci dei non eletti per ogni settore. In
mancanza ancora del numero, il Presidente può nominare nuovi Consiglieri,
previa l’approvazione del Consiglio stesso. I nuovi Consiglieri resteranno in
carica fino alla scadenza del Consiglio stesso.
11
Il Consiglio può
considerarsi sciolto e non più in carica, oltre che per scadenza del mandato,
qualora per dimissioni o qualsiasi altra ragione perda la maggioranza dei suoi
componenti.
12
Il Consigliere che registri
più di tre assenze non giustificate può essere dichiarato decaduto
dall’incarico.
Art. 45 Il
Presidente diocesano
1
Il Presidente diocesano
coordina i lavori delle assemblee diocesane.
2
Propone al Consiglio la
nomina del segretario diocesano, dell’amministratore e dei componenti il
Comitato per gli affari economici, di nuovi Consiglieri.
3
E’ membro del Comitato
Presidenti della regione ecclesiastica di appartenenza.
4
Ha la firma legale e la
rappresentanza dell’Associazione.
5
Ha la responsabilità
dell’amministrazione dell’Associazione e ne affida la cura
all’Amministratore, coadiuvato dal Comitato per gli affari economici.
6
In caso di impedimento
temporaneo o assenza le sue mansioni vengono esercitate da un Consigliere
delegato. In caso di impossibilità a ricoprire l’incarico, il Consiglio
procede all’elezione nei modi e termini di cui agli art. 10,39,40,42,43 del
presente Atto Normativo.
Art. 46
1
2
3
1
1
Uffici che abbiano il compito di curare particolari servizi stabili di
rilevanza comune alla vita di tutta l’Associazione (Ufficio Stampa, Ufficio
adesioni, etc.) possono essere istituiti su iniziativa della Presidenza
Diocesana e contestuale autorizzazione del Consiglio diocesano. L’Assemblea
ratifica la creazione dei predetti.
2
Gli Uffici funzionano sotto il controllo della Presidenza e sono
coordinati in via ordinaria dal segretario.
DISPOSIZIONI
AMMINISTRATIVE
Art.
49
Contributi associativi
1
I contributi degli aderenti
sono costituiti: dalle quote di Associazione annuale; da eventuali contributi
straordinari proposti dal Consiglio, che ne determina l’ammontare,
all’Assemblea, che li ratifica.
2
Le quote o i contributi,
segno della partecipazione del socio alla vita dell’Associazione sono
personali e conferiti in base alle proprie possibilità. Non sono trasmissibili,
ripetibili o rivalutabili.
1
La misura dei contributi,
fissata dal Consiglio Nazionale e distinta per ragazzi, giovani e adulti, può
essere maggiorata dal Consiglio diocesano al momento dell’approvazione del
bilancio preventivo, con riferimento alle linee programmatiche deliberate e ai
conseguenti programmi di attività, nel quadro della situazione economica e
finanziaria dell’Associazione, nel rispetto dei criteri di economicità,
adeguatezza e trasparenza.
3
I proventi derivanti da
attività commerciali o produttive marginali sono inseriti in apposita voce del
bilancio dell’organizzazione. Il Consiglio delibera sulla utilizzazione dei
proventi, che deve comunque essere in sintonia con le finalità e i principi
associativi.
Art. 51
1
È fatto divieto di
distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, fondi, riserve
o capitale, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla
legge.
1
Il patrimonio o fondo
comune è indivisibile ed è costituito da:
a.
quote o contributi
associativi
b.
contributi o liberalità di
Enti ed Associazioni per un miglior conseguimento dei fini associativi;
c.
lasciti e donazioni;
d.
oblazioni;
e.
proventi derivanti da
attività organizzate dall’Associazione;
f.
eventuali avanzi di
gestione;
g.
tutti i beni acquistati con
gli introiti di cui sopra.
1
Il Comitato redige il
bilancio preventivo, che contiene le singole voci di spesa e di entrata relative
al periodo di un anno, e il bilancio consuntivo, che contiene, in singole voci,
le previsioni delle spese e delle entrate relative all’esercizio annuale
successivo.
2
Il rendiconto preventivo e
consuntivo deve informare circa la situazione economico-finanziaria
dell’Associazione, con separata indicazione dell’eventuale attività
commerciale posta in essere accanto all’attività istituzionale, ciò anche
attraverso una separata relazione di accompagnamento.
3
Il bilancio deve essere
redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la
situazione patrimoniale ed economico-finanziaria dell’Associazione, nel
rispetto dei principi di trasparenza nei confronti degli associati.
1
L’anno sociale e
l’esercizio finanziario iniziano il 1 gennaio e terminano il 31 dicembre di
ogni anno.
2
Il Comitato per gli Affari
Economici, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, deve predisporre il
bilancio da presentare al Consiglio diocesano per l’approvazione.
3
Il comitato risponde del
proprio operato al Consiglio diocesano e può da questo essere revocato.
1
La responsabilità
dell’amministrazione della Associazione diocesana spetta alla Presidenza, che
ne affida la cura all’Amministratore, eletto dal Consiglio diocesano su
proposta del Presidente diocesano, e coadiuvato dal Comitato per gli Affari
Economici.
2
Il Comitato per gli Affari
Economici è composto dall’Amministratore, che lo convoca e presiede, e da due
soci competenti in materia amministrativa, eletti dal Consiglio diocesano su
proposta del Presidente diocesano.
Art. 56
Convocazione del Comitato
1
Il comitato è convocato
dall’Amministratore ogni tre mesi, o comunque ogni qualvolta
l’Amministratore lo ritenga necessario, al fine di verificare l’andamento
economico finanziario dell’Associazione, del quale è puntualmente informato
il Consiglio diocesano.
2
La convocazione avviene
ogni tre mesi, almeno dieci giorni prima la data della riunione, mediante
comunicazione dell’Amministratore a mezzo posta ordinaria, elettronica, fax o
telegramma. Con le stesse modalità, è pure informato della convocazione il
Presidente diocesano, che ha facoltà di partecipare alla riunione.
3
Nella convocazione devono
essere indicati il giorno, il luogo e l’ora dell’adunanza e l’ordine del
giorno.
4
Le sedute sono valide
quando, pur senza rispettare i termini per la convocazione, sia presente la
totalità dei componenti il Comitato.
5
Durante la riunione,
l’Amministratore nomina un segretario che redige verbale, che viene poi
sottoscritto da tutti i componenti il Comitato. Copia dello stesso viene
presentata alla prima riunione utile del Consiglio diocesano e, comunque, deve
essere messo a disposizione di tutti gli associati con le formalità ritenute più
idonee dal Consiglio diocesano stesso a garantirne la massima diffusione.
NORME
FINALI E TRANSITORIE
Art.
57 Approvazione dell’Atto Normativo diocesano
1
L’Atto Normativo
diocesano è approvato dall’Assemblea diocesana validamente costituita con la
presenza dei due terzi degli aventi diritto e con il voto favorevole della
maggioranza degli aventi diritto.
2
Per le modifiche
dell’Atto medesimo occorre la presenza, sia in prima che in seconda
convocazione, dei due terzi dei soci aventi diritto al voto e si delibera a
maggioranza degli stessi.
3
Le delibere relative allo
scioglimento dell’Associazione sono valide se approvate con voto favorevole
dei tre quarti dei soci.
Art.
58 Proposta di modifica dell’Atto Normativo diocesano
1
La bozza dell’Atto
Normativo, approvata dal Consiglio diocesano allargato ai presidenti
parrocchiali è a questi immediatamente trasmessa, affinché possano portarla a
conoscenza delle rispettive comunità. Le eventuali proposte di modifiche o
integrazioni devono pervenire alla Segreteria diocesana entro quindici giorni
dalla data fissata per l’approvazione dell’Atto Normativo e devono essere
controfirmate dal presidente parrocchiale.
2
Il Consiglio diocesano,
convocato almeno sette giorni prima dell’Assemblea Straordinaria di cui sopra,
valuta le proposte ed eventualmente modifica la bozza, che sarà consegnata,
presentata e motivata all’apertura dell’Assemblea Straordinaria.
3
Il Consiglio diocesano può
valutare, sui singoli punti, di sottoporre al voto dell’Assemblea due
alternative, quando la scelta non pregiudica l’intero impianto.
Art.
59 Approvazione dell’Atto Normativo diocesano
1
Lo svolgimento dei lavori
di approvazione segue il seguente ordine:
a.
presentazione della bozza
dell’Atto Normativo;
b.
presentazione dei singoli
capitoli;
c.
lettura dei singoli
articoli e votazione degli stessi
d.
approvazione del testo
finale.
2.
Ogni delegato vota
mostrando il “tesserino dell’Assemblea” ricevuto all’atto di iscrizione.
3.
La segreteria
dell’Assemblea è costituita su proposta del Presidente diocesano e approvata
a maggioranza dall’Assemblea.
4.
La segreteria
dell’Assemblea ha il compito di raccogliere l’esito delle votazioni e di
redigere il testo finale dell’Atto Normativo, che sarà approvato come atto
conclusivo dell’Assemblea.
5.
La presidenza
dell’Assemblea ha il potere di proporre modifiche all’Assemblea necessarie
qualora alcuni articoli non vengano approvati e si registrasse un evidente vuoto
normativo. Ciò dovrà essere fatto tenendo in debita considerazione le
votazioni già espresse dall’Assemblea.
6.
La segreteria si avvale di
collaboratori per il conteggio delle votazioni.
7.
Gli articoli dell’Atto
Normativo, e l’Atto Normativo nella sua interezza, vengono approvati se
ricevono il consenso della maggioranza degli aventi diritto.
8.
Ogni delegato, in
rappresentanza della propria Associazione parrocchiale, può proporre “mozioni
di indirizzo” che saranno sottoposte al voto dell’Assemblea. Saranno accolte
se raccoglieranno la maggioranza dei votanti.
1
Il Consiglio diocesano
recepisce le integrazioni richieste dal Consiglio Nazionale al presente Atto
Normativo, con spirito di collaborazione e comunione.
1
Per quanto non espressamente precisato, in riferimento alla vita
associativa, si applicano in quanto attinenti, le norme previste dallo Statuto e
dal Regolamento di Attuazione riferite all’Associazione nazionale, e le norme
del presente Atto Normativo riferite all’Associazione diocesana.
[1] Cfr.
PRESIDENZA DIOCESANA (a cura di), Diocesi di Ozieri, in ISTITUTO
PAOLO VI, I 120 anni dell’Azione Cattolica in Sardegna, Atti del
Convegno di studio promosso dalla Delegazione Regionale ACI della Sardegna e
dalla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, AVE, Roma 1995, pp.
219-222.
[2]
Il tema
sviluppato dall’Assemblea elettiva (Parrocchia Santo Bambino di Praga,
Ozieri 9 dic. 2001) è Conoscere il territorio per far conoscere Cristo:
la riscoperta della vocazione associativa nella Chiesa locale.
[3] Cfr. Breve
sintesi storica sulla diocesi di Ozieri, in S.
SANGUINETTI, Una
Chiesa per credere amare e servire,
Lettera pastorale per il Bicentenario della Diocesi di Ozieri
(1803-2003), pp. 104-116.
[4] Il territorio
diocesano ha una superfice di 2203,86 kmq, interessa 22 Comuni (
[5] “L’Azione
Cattolica in questo quadro di rilancio e di rinnovamento della vita
pastorale trova il suo terreno naturale, divenendone anzi uno strumento
necessario. Due i fronti d’impegno, al riguardo, che si aprono davanti
all’Azione Cattolica diocesana: uno ecclesiale e l’altro interno
all’Associazione. Sul versante ecclesiale chiedo all’AC che si
inserisca attivamente e costruttivamente nell’impegno di rinnovamento
della nostra Chiesa. Potrà e dovrà fare questo con il contributo della sua
riflessione delle sue idee e delle sue proposte, con la collaborazione e la
disponibilità delle persone. Dovrà dare il proprio apporto alla stesura
[…] delle linee pastorali e alla loro attuazione; dovrà sempre più
vitalmente inserirsi nella vita delle parrocchie, favorendo in esse la
necessaria apertura alle nuove forme di comunione e di collaborazione
interparrocchiale: dovrà curare la maturazione tra i propri aderenti di
disponibilità al servizio e alla missione. Sul versante interno,
perché l’AC possa dare, occorre che esista; che sia presente, cioè, in
tutte le comunità parrocchiali con rinnovata capacità di proposta di
adeguati cammini formativi […].” (Cfr. Intervento di mons. S.
Sanguinetti all’Assemblea Diocesana, Ozieri 9 dic.
[6] È
in questa proiezione, che l’Episcopato italiano, negli Orientamenti
pastorali per il primo decennio del Duemila, "riconoscendo
l’importanza e la preziosità di questa presenza", richiede un
originale e importante contributo all’AC: “Intendiamo sostenere con
attenzione e speranza il cammino dell’Azione Cattolica, da cui, in
particolare ci attendiamo un’esemplarità formativa e un impegno che,
mentre si fa sensibile alle necessità pastorali delle parrocchie,
contribuisca a rinvigorire, mediante la testimonianza apostolica tipicamente
laicale dei suoi aderenti, il dialogo e la condivisione della speranza
evangelica in tutti gli ambienti della vita quotidiana”. (CEI, Comunicare
il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti dell’Episcopato
italiano per il primo decennio del Duemila, n. 54; n. 61).
[7] “Il
dono più grande che potete fare alla Chiesa e al mondo è la santità”
(Giovanni Paolo II, Omelia, Loreto 5 settembre 2004).
[8] “Duc
in altum, Azione Cattolica! Abbi il coraggio del futuro. La tua storia,
segnata dall’esempio luminoso dei Santi e dei Beati, brilli anche oggi per
la fedeltà alla Chiesa e alle esigenze del nostro tempo, con quella libertà
tipica di chi si lascia guidare dal soffio dello Spirito e tende con forza
ai grandi ideali”. (Discorso di GIOVANNI PAOLO II per l’ XI Ass.
Naz., Roma 27 apr. 2002)
[9] “A
voi laici spetta di testimoniare la fede mediante le virtù che vi sono
specifiche: la fedeltà e la tenerezza in famiglia, la competenza nel
lavoro, la tenacia nel servire il bene comune, la solidarietà nelle
relazioni sociali, la creatività nell’intraprendere opere utili
all’evangelizzazione e alla promozione umana. A voi spetta pure di
mostrare, in stretta comunione con i Pastori, che il Vangelo è attuale, e
che la fede non sottrae il credente alla storia, ma lo immerge più
profondamente in essa”. (Giovanni Paolo II, Omelia, Loreto).
[10]
“Duc
in
altum!
Sii
nel mondo presenza profetica, promovendo quelle dimensioni della vita spesso
dimenticate e perciò ancora più urgenti come l’interiorità e il
silenzio, la responsabilità e l’educazione, la gratuità e il servizio,
la sobrietà e la fraternità, la speranza nel domani e l’amore alla vita.
Opera efficacemente perché la società di oggi recuperi il senso vero
dell’uomo e della sua dignità, il valore della vita e della famiglia,
della pace e della solidarietà, della giustizia e della misericordia”
(Discorso di GIOVANNI PAOLO II per l’ XI Ass. Naz.).
[11] “Dare
spazio a momenti propriamente culturali, portando a livello di base
(diocesi, vicariati, parrocchie, gruppi, ecc) l’intento di cui è
espressione, a livello di Chiesa italiana, il "progetto culturale,
orientato in senso cristiano", con una forte attenzione alle domande
antropologiche che ogni giorno il dibattito pubblico e la cronaca
introducono nelle nostre case”. (CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo
che cambia…, Appendice 3 b).
[12] Idem,
n. 50.
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